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Si sono persi, studenti e professori della Sapienza, una grande occasione. Quel che resta, oltre le polemiche, è un incontro mancato». Non lo dice con distacco, Matteo Colaninno, presidente dei Giovani Imprenditori. Non è un canonico commento da scrivania, quello del trentasettenne vicepresidente di Confindu-stria. «Se sono stupito e amareggiato per la visita annullata del Papa all'Ateneo romano - spiega - è perché ho ancora in mente un abbraccio del Santo Padre a noi giovani imprenditori nel maggio scorso. Fu davvero un privilegio incontrare il Papa e dialogare sul futuro dell'impresa italiana». Da uomo d'impresa, di quell'appuntamento, Colaninno serba vivido il ricordo di come Ratzinger colse «perfettamente il ruolo centrale dell'uomo nell'azienda moderna e nel mercato globalizzato». Dal confronto con «l'occasione persa alla Sapienza» suonano allora ancora più paradossali le motivazioni addotte da «pochi studenti e professori che hanno sopraffatto il desiderio dei molti» per rifiutare il confronto col Pontefice. Ovvero, la presunta incompatibilità fra scienza e fede. «Paradossali per due ragioni - continua Colaninno -. Anzitutto perché la scienza senza l'uomo e senza una visione dell'uomo, come quella della fede, viaggia su un binario morto. La tecnologia è figlia della scienza e lo constatiamo ogni giorno anche nelle nostre imprese: a vincere, se non addirittura a sopravvivere, sono quelle che riescono a coniugare tecnologia e dimensione umana, centralità dell'uomo. Le cose funzionano quando si stabilisce la giusta sintonia, un rapporto corretto e la tecnologia e quindi la scienza sono a servizio dell'uomo. Esattamente uno degli aspetti su cui si soffermò il Papa nell'incontro di maggio. Non conosco imprenditore che nel XX secolo e nel mercato globalizzato possa prescindere da questa considerazione. E un'università che si privi di un confronto su questo tema si toglie letteralmente una possibilità». Il secondo paradosso risiede invece per Colaninno nella stessa accezione di laicità che i contestatori dell'Ateneo romano attribuiscono alla scienza: «La scienza non è laica, è scienza e basta. Non appartiene agli scienziati laici, ma semplicemente agli scienziati. E la Sapienza non ha potuto incontrare, oltre a un Pontefice, uno dei più grandi intellettuali del XX secolo, uno scienziato, in quanto teologo e filosofo, con oltre seicento titoli pubblicati». Da imprenditore, poi, il vicepresidente di Confindustria è preoccupato - quanto accaduto nell'Università della Capitale è l'ennesimo esempio - «del dilagare dei professionisti dell'agitazione e del no a priori». Ripensando agli avvenimenti degli ultimi mesi, aggiunge, «li stiamo incontrando in molti ambiti. E comincio a credere che non siano mossi da un progetto, più o meno sociale, ma da un protagonismo personale. Purtroppo, però, rischiano di bloccare il Paese». Da italiano abituato a girare il mondo per lavoro, infine, Matteo Colaninno, si rammarica per il danno d'immagine che l'Italia subirà a livello internazionale: «Un Paese che ha Roma, che ha il Vaticano, considerato unanimemente una Nazione simbolo del dialogo e dell'incontro, rifiuta l'incontro in un luogo simbolo per l'universalità del sapere. Un vero peccato. E un brutto autogol». Per fortuna, conclude il presidente dei Giovani Imprenditori, «ci resta l'intervento che avrebbe dovuto leggere il Papa. Che proprio di questa fecondità del dialogo parla».
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