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QUALEIMPRESA

EDITORIALE
"Il maggior compito dei giovani è saper diventare vecchi" - Benedetto Croce
Qualeimpresa n. 5-6









di Katia Da Ros - Direttore Qualeimpresa

“Un Ministro per i giovani”, “Doppio voto ai giovani”, “Quote verdi”…
Tutte provocazioni recenti che, se da una parte fanno sorridere, dall’altra la dicono lunga sulla situazione e sui livelli preoccupanti di gerontocrazia del nostro Paese. D’altronde è pur vero che il sistema politico appare un’oligarchia chiusa con una soglia di età per l’accesso molto avanzata.
Nel nuovo Parlamento italiano, eletto poche settimane fa, i deputati con meno di 39 anni sono appena l’8,1% contro il 10,9% della passata legislatura!
Siamo un Paese che invecchia e da anni si discute del problema demografia.
Visto che il Paese e di conseguenza l’elettorato invecchia sempre di più, chi ascolterà le istanze dei giovani? Chi si farà promotore delle loro richieste? Da qui la provocazione di “job24” de Il Sole 24 Ore di istituire un ministero per i giovani o quella di Enrico Letta, l’enfant prodige della politica italiana, di attribuire doppio voto agli “under 30”.
Più di mille parole vale un dato che è paradigmatico: nel 1996 nel primo Governo Prodi, il Ministro più giovane era la Melandri (allora 34enne), oggi a dieci anni esatti, l’ultimo Governo Prodi ha ancora nella Melandri il Ministro più giovane! Insomma dieci anni in più e sempre la palma della più giovane! Un bel record!
Sicuramente l’Italia ha pochi giovani al vertice, ma se da un lato i veterani non mollano, dall’altro non è attraverso le quote o i tecnicismi, come il doppio voto, che si fa emergere la nuova classe dirigente.
Il problema della gerontocrazia dilagante è in parte legato al problema demografico ma anche e soprattutto ad alcuni aspetti caratterizzanti la nostra società, regolata più dai privilegi che dai meriti, paralizzata sulle rendite, dove l’interesse particolare prevale troppo spesso su quello generale e le professioni si ereditano dai padri, dove i vincoli di appartenenza e di identità prevalgono sui progetti di merito e di contenuto.
Siccome, appare altamente improbabile che i senior cedano il passo spontaneamente ai giovani, sono questi ultimi che devono avere l’ambizione, la tenacia e il coraggio per conquistare il potere.
Ma in una società dove i valori dominanti non sono il merito bensì la rendita, tale rinnovamento è molto più lento e meno incisivo e rivoluzionario.
La gerontocrazia sembra colpire non solo la politica, ma anche le imprese.
Una recente ricerca di Merrill Lynch, che ha messo a confronto l’età degli imprenditori europei, evidenzia come in Italia quasi l’80% degli imprenditori ha superato i cinquant’anni, mentre in Gran Bretagna il 63% non ha passato i quaranta e solo il 12% ne ha più di cinquanta!
Nonostante uno scenario, a prima vista, così poco edificante, la generazione dei trentenni c’è, è attiva e si dà da fare. A prova di ciò, questo numero è dedicato a una rosa di giovani, più o meno noti, tra i molti che abbiamo trovato senza difficoltà che, nonostante “non abbiano l’età”, hanno già costruito e conquistato molto.
Eduardo De Filippo – grande uomo di teatro – che conosceva bene quel palcoscenico che è il mondo, diceva “Nei confronti dei giovani abbiano un preciso dovere: rendergli la vita difficile. Solo così impareranno ad affrontare e superare gli ostacoli”.
I meno giovani stanno facendo la loro parte…
E i più giovani? Vedo nei loro occhi l’entusiasmo e il grosso desiderio di conquistarsi un posto nel mondo. Soprattutto, e questo ci deve far riflettere, negli occhi di molti colleghi asiatici e americani!




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