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QUALEIMPRESA
 NON HO L’ETÀ ... PER INVENTARE UN GIOCO”
Plastwood, il sogno “magnetico” di Edoardo Tusacciu
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Da sugherificio ad azienda produttrice di giochi che vende in 30 Paesi nel mondo. La filosofia innovativa racchiusa in una piccola sfera e in una barretta magnetica. La sfida del papà di Supermag, il “passatempo universale”.
di Silvia Guerrieri
Un tempo, c’era solo il sughero. Oggi, invece, a Calangianus, un paesino di 4.700 anime della provincia di Sassari, esiste una nuova realtà, che con i tappi di sughero non c’entra. Plastwood. Un miracolo sardo nel mondo. Aperta pochi anni fa, grazie all’intraprendenza di Edoardo Tusacciu, in un capannone ristrutturato del vecchio sugherificio di famiglia, la Plastwood ha conseguito, in breve tempo, risultati eccellenti, maturando una costante crescita sia di fatturati che di utili. Oggi, vende in trenta Nazioni e vanta filiali in Usa e in Germania. Vero gioiello della Sardegna. A testimonianza del fatto che la fortuna non la si aspetta come la manna dal cielo, ma la si costruisce e la si cerca giorno per giorno. Una bella storia di coraggio e intuito imprenditoriale, raccontata in questa intervista a Qualeimpresa dalla viva voce del suo protagonista, Edoardo Tusacciu, creatore del più famoso gioco magnetico Made in Italy. Plastwood. Oggi, un’azienda di successo che vende nei cinque Continenti e si prepara al debutto in Borsa. Ma, fino a pochi anni fa, soltanto un sogno giovanile. Un progetto ambizioso, nato da un’intuizione. Dove ha trovato il coraggio per compiere questo “salto nel buio”? Il coraggio è la virtù tipica di chi vuole fare l’imprenditore e io sono sempre stata una persona coraggiosa. Inoltre, lo spirito artistico che mi ha sempre contraddistinto ha permesso di dare la spinta decisiva alla realizzazione del mio sogno. Quando lavoravo il sughero, prima di fondare la Plastwood nel 1999, in realtà, non ero molto contento perché ritenevo quel lavoro poco creativo e non mi sentivo pienamente realizzato. Non appena mi parlarono della possibilità di realizzare un gioco basato su dei magneti, compresi da subito che la mia vita era arrivata a una svolta definitiva, perché avrei potuto concretizzare pienamente tutto il mio potenziale creativo e artistico, dimostrato dalla mia passione per la pittura. Anche quando lavoravo nell’industria del sughero, ho sempre cercato di innovare i sistemi produttivi attraverso la sperimentazione di nuovi macchinari. Era il 1977 quando suo padre fondò il sugherificio di Calangianus. Poi la svolta, nel 1998. Fu lei a intravedere, in una piccola sfera e in una barretta magnetica, le grandi potenzialità per un nuovo mercato, tutto da costruire. Come è riuscito a superare lo scetticismo generale e a vincere la sfida di rivitalizzare un settore statico come quello dei giochi di costruzioni? In un primo momento, piuttosto breve, anch’io avevo mostrato un certo scetticismo riguardo le barrette magnetiche ma, quasi da subito, lo scetticismo lasciò il posto a un forte convincimento circa le potenzialità del nuovo gioco. Grazie alla mia forte determinazione, poi, riuscii anche a convincere la mia famiglia e i miei fratelli, inizialmente molto più increduli di me, a portare avanti il progetto a tutti i costi. Lo scetticismo venne, poi, superato definitivamente nel momento in cui il fatturato cominciò a crescere velocemente. Dimostrai, insomma, che la mia idea sul nuovo gioco magnetico non era soltanto un capriccio o un vezzo passeggero e che sarebbe potuta diventare vincente. Il 21 settembre del 2002, giorno di inaugurazione ufficiale della sua fabbrica, davanti a cinquecento invitati, ha fatto scendere, per prima, da un elicottero una pecora con un fiocco blu. Poi, di seguito, è arrivato lei insieme ai suoi due fratelli e soci. Un’idea bizzarra. Una chiara provocazione. Contro chi? La provocazione era volta, da una parte, a ribadire le mie profonde radici sarde che sarebbero state alla base della neonata azienda, dall’altra, a far capire che spesso i peggiori nemici dei sardi siamo proprio noi sardi. Infatti, abbiamo sempre paura di andare nel mondo a proporre i nostri prodotti, la cui gestione è generalmente affidata a società o aziende non sarde. Io, invece, non ho mai avuto paura di confrontarmi con il mondo esterno e quando la mia azienda ancora non era conosciuta andai subito negli Stati Uniti a cercare di promuovere i miei prodotti. I sardi, insomma, dovrebbero svegliarsi un po’ e non piangersi addosso in continuazione, adducendo delle scuse spesso infondate. Spero, infine, che la mia storia possa convincere altri sardi del fatto che non si debba avere alcun timore nel proporre nuove idee e nel presentarle a tutto il mondo. Plastwood esporta in trenta Paesi nel mondo, ma la produzione è tutta concentrata nella sede centrale di Calangianus. Una fabbrica che ha permesso di creare nuove opportunità occupazionali in Sardegna e che accoglie a braccia aperte soprattutto i giovani. È vero che i suoi dipendenti sono quasi tutti neolaureati e hanno un’età compresa tra i 25 e i 35 anni?Sì, è vero. La mia azienda è costituita, in gran parte, da persone giovani che garantiscono dinamicità e nuove idee riguardo allo sviluppo dei nuovi prodotti. È importante far crescere i giovani, specialmente quelli sardi, che dopo aver conseguito una laurea o un master fuori dalla Sardegna, hanno, in realtà, poche occasioni di poter tornare nella loro terra. La mia azienda è in grado di fornire queste opportunità e di far crescere i giovani in una realtà stimolante. I giovani da soli, però, non sono sufficienti e allora è necessario affiancarli a un management di grande esperienza che riesca a farli crescere attraverso un percorso professionale ben definito. Lei è considerato il “papà” di Supermag, il prodotto di punta della sua azienda. Non un fenomeno effimero o stagionale. Ma, qualcosa che è molto più di un gioco. Per un pubblico vastissimo e senza età. Cosa prova a essere riconosciuto come il creatore di un “passatempo universale”, che tutti, adulti e bambini, conserveranno per tutta la vita? Il fatto che il gioco da me creato e lanciato sia diventato un “passatempo universale” mi riempie d’orgoglio e di soddisfazione. Io per primo, pur essendo adulto, provo un enorme piacere nel dilettarmi a costruire figure e modellini nuovi grazie alle barrette magnetiche che, come ho già detto, permettono sia ai bambini che agli adulti di sviluppare il proprio lato artistico. Inoltre, sono contento che Supermag rivesta anche una funzione sociale nel caso dei portatori di handicap. Un signore di Varese semiparalizzato ha affermato di aver riscoperto la gioia di vivere proprio grazie al mio gioco. Il fatto che anche solo una persona - ma ce ne sono tante altre - riscopra la gioia di vivere, grazie a una mia invenzione, è veramente qualcosa di eccezionale. Provo, infine, una grande soddisfazione anche quando gli studenti si interessano alla Plastwood, la cui storia ed evoluzione diventa spesso l’oggetto delle loro tesi universitarie. Un progetto non facile, la creazione di Plastwood. Che ha comportato non pochi rischi: la chiusura dell’azienda di sughero a un terzo del suo valore, significativi investimenti in sofisticati macchinari destinati alla produzione di barrette magnetiche di alta qualità, le prime confezioni regalate ai negozianti. Da neofita del settore, giovanissimo, si è dovuto inventare praticamente tutto: packaging, comunicazione, politica distributiva. Come ha fatto a ragionare in un’ottica da multinazionale, pur conservando le radici italiane e locali? Prima di tutto, è venuta l’idea e l’entusiasmo per la nuova idea. Non essendo, però, esperto in materia di comunicazione e marketing, mi sono dovuto affidare all’aiuto di alcuni esperti del settore che, grazie alle loro conoscenze e alla loro professionalità, mi hanno permesso di concretizzare il mio progetto e di realizzarlo in maniera completa. La questione dell’internazionalizzazione dell’azienda, poi, è abbastanza semplice. Vivendo in un mercato globale e globalizzato è normale che un’azienda così giovane come la mia sia orientata a un mercato internazionale, così ricco di opportunità. Ritengo, in questo senso, che il fatto di aver accentrato tutte le attività dell’azienda a Calangianus, in Sardegna, non rappresenti un totale handicap ma sia, invece, un’opportunità da sfruttare. In un momento come quello attuale, in cui molte aziende preferiscono spostare la propria attività in Paesi a basso costo di manodopera, la concorrenza nel settore dei giocattoli magnetici sta diventando sempre più agguerrita. Dunque, per me e per la mia azienda, si apre una nuova sfida: quella di dimostrare che il concetto di qualità e soprattutto di sicurezza non può in alcun modo essere barattato con la volontà di ridurre i costi e, quindi, di avere margini più alti per i prodotti. In definitiva, il nostro punto di forza per il futuro è rappresentato dal concetto di Made in Italy, di sicurezza e qualità dei prodotti. Il tutto accompagnato da una continua opera di ricerca, innovazione e sviluppo di nuovi modelli in grado di soddisfare un target internazionale sempre più ampio. PlastWoodLand. Il suo sogno “da adulto”. Un grande centro polisportivo e turistico, per valorizzare i tesori naturalistici della Gallura e mettere a disposizione, di bambini e non, smisurate quantità di sfere e barrette magnetiche Supermag, per sviluppare costruzioni grandiose da Guinness dei primati. Semplice fantasia a occhi aperti o futura realtà? È certamente un grande sogno, ma ci vogliono ingenti capitali da investire e, soprattutto, occorre un impegno costante nel fronteggiare gli ostacoli burocratici e legislativi che, spesso, sono legati a questioni ambientali. In questo momento, la priorità è quella di far diventare grande la Plastwood e di trasformarla in un’azienda leader in tutto il mondo. Per gli altri progetti, vedremo! C’è una frase, a me molto cara, che sintetizza la mia vicenda personale: “Le idee, quando sono nuove, sono sempre illogiche per chi non le ha pensate”.
silviaguerrieri@comunicazione2000.com
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