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QUALEIMPRESA
 NON HO L’ETÀ ...PER “OPERARE” CON TALENTO
Il “genio” italiano della Cosmetic Surgery
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Negli Usa, è già una realtà ampiamente diffusa. Nel nostro Paese, si sta rapidamente affermando. È la chirurgia plastica-estetica soft. Raccontata da un giovane grande talento del settore. Valerio Badiali.
di Cecilia Zarbo
31 anni. 1.500 i casi di operazioni al seno. 610 le liposculture. 380 gli interventi di lifting. 3 le città europee dove opera. Questi, solo alcuni dei numeri che caratterizzano l’attività di Valerio Badiali. Brillante, simpatico, giovane chirurgo che, nel giro di pochissimi anni, riesce a distinguersi ed emergere nel panorama internazionale della chirurgia plastica. Figlio d’arte, dotato di una spiccata manualità, già da studente universitario (ma pare che all’età di 6 anni, spiasse il papà chirurgo in sala operatoria!) inizia a compiere esperienze professionali all’estero. Oggi, diviso tra Roma, Bruxelles e Londra, è considerato il “genio” della Cosmetic Surgery. La moderna chirurgia plastica-estetica soft, recentemente introdotta in Italia da “LaClinique Roma”, l’organizzazione dove Badiali opera. Tra un viaggio e l’altro, lo incontro per conoscere la sua “genialità” e per approfondire luci, ombre e prospettive del suo mestiere. Sembra che attualmente tutte le specialità mediche si occupino anche di estetica. È un’idea infondata? Ed è corretto pensare che per esercitare la medicina estetica non sia necessaria alcuna specializzazione, se non la semplice laurea in medicina? Sicuramente in tutte le specializzazioni, oggi, c’è maggiore attenzione al lato estetico e trovo che questo sia un bene soprattutto per la maggiore qualità dei servizi offerti ai nostri pazienti. Secondo la legge italiana, per praticare la medicina estetica e, in effetti, anche la chirurgia estetica, non c’è bisogno di alcuna specializzazione. Qualunque medico chirurgo può farlo. Io, però, sono a favore non solo di una specializzazione ma di una super-specializzazione, ovvero non condivido neanche i colleghi che si occupano di chirurgia ricostruttiva in ospedale per la maggior parte del loro tempo - magari con buoni risultati - ma, poi, praticano 4-5 casi al mese di estetica, talvolta con esiti modesti, data la scarsa esperienza. La chirurgia estetica è una scelta e, oggi, a mio giudizio, è da incentivare la figura del chirurgo che si occupa esclusivamente di questo settore e che passa tutto il suo tempo a effettuare interventi estetici, girando il mondo per mantenersi aggiornato al meglio. Anche per questo, ho deciso di praticare solo in organizzazioni specializzate in chirurgia plastica a indirizzo estetico, come “LaClinique Roma” in Italia. Come spieghi il boom della chirurgia plastica ed estetica? Semplice effetto di un diffuso benessere economico o si tratta di un fenomeno più complesso che ha radici diverse? Le radici dello sviluppo della chirurgia estetica sono da rintracciarsi sia in una maggiore sensibilità individuale, che nelle migliorate condizioni socio-economiche. Non da ultimo, l’attività di Cosmetic Surgery, fondandosi su interventi brevi, senza ricovero e costi competitivi, ha avvicinato molte nuove fasce di pazienti. Presso “LaClinique Roma”, l’offerta di una consultazione gratuita ci ha portato in overbooking già dopo 3 settimane di lavoro, richiamando parecchi interessati da altre zone dell’Italia. Quali avanzate tecnologie e quali sofisticati strumenti hanno permesso di rendere “di routine” interventi una volta ritenuti difficili o comunque rari? È solo merito del progresso tecnologico o sono anche implicate le maggiori conoscenze fisiologiche? Direi che il fattore principale è l’esperienza. Una volta, la chirurgia estetica era solo una branca della chirurgia ricostruttiva e si operava usando abitudini proprie delle grandi strutture ospedaliere e utili a pazienti malati e con problematiche - da un punto di vista medico - più importanti. Grazie ad anni di esperienza, sopratutto negli Stati Uniti e in Brasile, si è arrivati a mettere a punto protocolli anestesiologici e terapeutici molto più rapidi e snelli. In Usa, in effetti, l’office surgery è ormai una realtà molto diffusa. Se a questo si aggiunge il miglioramento dei prodotti utilizzati e dei supporti tecnologici, la chirurgia estetica lunch time diventa, oggi, in molti casi davvero una realtà. A soli 31 anni hai già alle spalle oltre 1.500 interventi al seno e più di 600 liposculture. Cifre da guiness dei primati. Cosa si nasconde dietro a questi numeri che ti hanno permesso di emergere nel panorama della chirurgia estetica italiana e non solo?Numerosi sono i fattori che mi hanno permesso di arrivare ad accumulare una tale casistica in pochi anni. Prima di tutto, un’esperienza familiare che mi ha insegnato a vivere il mondo come una grande città, sin da piccolo. Già da studente universitario, ho cominciato a fare esperienze professionali all’estero e, non appena entrato in specializzazione, grazie al supporto familiare e alla disponibilità dei miei professori, ho avuto l’occasione di frequentare numerosi stage all’estero, durante i quali ho eseguito moltissime operazioni. Durante l’ultimo periodo della scuola di specializzazione, dopo esperienze in microchirurgia e chirurgia ricostruttiva della mammella, mi sono orientato sulla chirurgia estetica pura, cominciando a collaborare con i migliori chirurghi estetici in Inghilterra. Non appena conseguita la specializzazione in chirurgia plastica, grazie alla stima dei colleghi con cui lavoravo, ho avuto l’occasione e la fortuna di diventare subito Consultant Plastic Surgeon per una delle istituzioni private di chirurgia estetica più rinomate d’Inghilterra, con cliniche in tutto il Paese. Contemporaneamente, sempre grazie alla stima di qualche collega, ho cominciato a operare in Belgio per un’altra importante istituzione con sedi in diversi Paesi nord europei. Negli ultimi anni, ho operato in 3 città, spostandomi con una frequenza di 3-6 giorni e questo mi ha consentito di incrementare molto la mia attività rispetto ai colleghi che lavorano in una sola città e, al tempo stesso, di essere sempre presente massimo ogni 6 giorni in ogni Paese, per seguire al meglio i miei pazienti. Poi, ho avuto la fortuna di essere selezionato da “LaClinique Roma”, l’unica organizzazione in Italia che offra veramente Cosmetic Surgery. Seppur giovanissimo, riesci a performare almeno 50 interventi al mese con risultati eccellenti. Non hai mai temuto che la tua “tenera” età potesse far mettere in discussione anche la tua competenza e credibilità professionale? In Inghilterra, dove vivo e lavoro per la maggior parte del mio tempo, l’età è meno importante che nel nostro Paese. Quello che conta è la reputazione e la qualifica. Ho molti colleghi giovani e preparati che lavorano tantissimo. Si tende a “svecchiare” le classi dirigenti e le figure dei professionisti, dando spazio a giovani che hanno fatto esperienze internazionali spesso davvero importanti e che operano pieni di entusiasmo e di voglia di dimostrare la loro preparazione eccellente. Qualità spesso dimenticate dai colleghi meno giovani. Inoltre, nei Paesi nord europei si dà molto credito ai chirurghi estetici più giovani, ritenendoli più sensibili alle problematiche di tipo estetico. In Italia, invece, spesso si tende a privilegiare “baronie” e relazioni personali. Inizialmente, la chirurgia plastica aveva la missione di correggere menomazioni o difetti fisici vistosi e repellenti. Oggi, indistintamente uomini e donne, soprattutto in età molto giovane, vi ricorrono semplicemente per migliorare la propria immagine. È dunque cresciuto il desiderio ancestrale dell’essere umano di ricerca della perfezione? Non credo si tratti di una ricerca della perfezione. Oggi, la chirurgia estetica offre soluzioni rapide, con decorsi post operatori molto veloci e tassi di complicanze davvero minimi. È per questo, a mio giudizio, che molte persone ricorrono alla chirurgia estetica per correggere i propri difetti. In effetti, è lo stesso motivo per cui si truccano o curano l’abbigliamento. Molte persone ricorrono, oggi, alla chirurgia estetica anche per piccole cose e questo ha portato i pazienti a essere molto più realistici. In cerca della soluzione definitiva, privilegiano lo specialista rispetto ai programmi di estetica o di fitness, che vengono ripresi come semplice mantenimento. Inoltre, i centri di Cosmetic Surgery hanno il vantaggio di promuovere una forte attività di informazione, che catalizza molti interessati, anche se questi soggetti devono ancora maturare la scelta definitiva. La presenza di un’organizzazione dedicata consente a ogni soggetto di trovare il proprio percorso, individuando nella correzione estetica la soluzione a un’imperfezione, piuttosto che un semplice intervento di miglioramento. Qual è lo scenario della chirurgia estetica e plastica all’inizio del Terzo Millennio? Luci. Ombre. E prospettive. Da professionista con una visione internazionale, ritengo inarrestabile il processo che vedrà tutti noi specialisti coinvolti in organizzazioni di Cosmetic Surgery. Si offre un servizio migliore al paziente e lo specialista si occupa solo di visitare e operare. Un’organizzazione di Cosmetic Surgery garantisce, infatti, al paziente un elevatissimo standard di prestazioni con forte attenzione all’assistenza e alla privacy. È evidente che un paziente che scopra affidabilità, possibilità di un risultato naturale, tempi di ritorno al sociale rapidissimi e prezzo estremamente competitivo, privilegi questa soluzione al tradizionale studio medico. D’altra parte, è un privilegio anche per noi specialisti. Perchè siamo tutelati, abbiamo tutto pienamente sotto controllo e questo ci consente di operare con maggiore tranquillità ed efficienza, anche lavorando solo per alcune date al mese, con un conseguente uso del tempo libero per l’aggiornamento, oppure per fare esperienze lavorative presso altre strutture.
ceciliazarbo@comunicazione2000.com
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