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QUALEIMPRESA
 BUON VIVERE
Habano…quanto ti amo!
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Anche la giornata più futile e disastrosa sembra ben spesa, quando rivista attraverso il fumo fragrante e azzurrino di un sigaro. Pensando a sé, con una rilassatezza subliminale.
di Paul de Sury Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università di Torino
Il fumo è uno dei grandi piaceri dell’umanità come il cibo, il sesso e l’alcol e, come tutti questi grandi piaceri, attira l’attenzione di chi lo vuole rovinare. Generalmente si tratta di chi, avendo rinunciato in nome di principi religiosi o salutari, a qualcosa di buono, si sente in dovere di costringere anche il resto dell’umanità alla sua stessa privazione. Per il fumo è anche peggio perché dichiarare di amarlo, nella società moderna, rischia di attrarre lo stesso grado di popolarità del pronunciare un inno alla pedofilia in una riunione genitori-insegnanti. A nessuno piace avere in casa un ospite ubriaco che molesta la cameriera o insulta i commensali ma, tolto questo caso limite, il bevitore sociale è tranquillamente accettato, anche quando recita a memoria noiosissime esperienze di degustazione. Il fumatore non è quasi mai benvenuto e quindi si isola nella convinzione che “un buon sigaro cubano chiude la porta alle volgarità del mondo” come affermò Franz Listz. Mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sul fumo di qualità, cioè sul sigaro. Non mi addentrerò in discorsi tecnici: manca lo spazio e sono noiosissimi. Mi limito a dirvi che esiste una profonda similarità fra il tabacco e la vite. Si tratta di due piante che crescono con facilità in ampie zone del mondo ma che solo in ridottissimi appezzamenti caratterizzati da combinazioni magiche di terreno e microclima raggiungono vette di eccellenza. Per il tabacco queste zone sono nei Caraibi, in particolare a Cuba, in particolare nella provincia di Pinar del Rio dove si trova la Vuelta Abajo in cui si trovano alcune vegas vocate alla produzione di tabacco straordinario più o meno quanto lo sono alcune zone del Bordeaux o delle Langhe. I prodotti della vite e del tabacco nascono come relativamente semplici ma, in alcuni casi eccezionali, grazie alla perizia di pochissimi grandi maestri (wine growers e winemakers da un lato, vegueros e torcedores dall’altro) che interpretano con genialità e rispetto maniacale tradizioni centenarie, possono esprimere vette sublimi. Una cautela: il sigaro per me è cubano. Ci sono anche altri sigari straordinari, primo fra tutti il nostro toscano, su cui io però non so niente e quindi non ne parlo, mi limito a dire che sono diversi. Il sigaro cubano è noto anche come habano (il tabacco si coltiva a Pinar del Rio ma la maggior parte delle fabbriche in cui viene trasformato in sigari si trovano in Ciudad de la Habana) o puro. Quest’ultimo termine deriva dal fatto che è costituito al 100% di tabacco, senza l’aggiunta di additivi chimici (come nelle sigarette) o naturali (come in molti tabacchi da pipa). Inoltre il sigaro di qualità è prodotto con foglie intere, non trinciate, che subiscono un processo di affinamento e maturazione che può richiedere anche cinque anni. Alla fine deve essere costruito rigorosamente a mano, tramite un’operazione complessa che pochi “artisti” sanno eseguire correttamente, e nel rispetto della ricetta della ligada. Un piccolo chiarimento: un sigaro è fatto di capa, capote e tripa. La prima è la costosissima foglia esterna che noi teniamo in mano e che è così sottile da non potere essere arrotolata da una macchina. Il secondo tiene insieme il sigaro mentre la terza è la miscela di foglie che danno aroma, forza e combustibilità al tutto. Le diverse foglie della pianta hanno una differente attitudine a esaltare queste caratteristiche. Quindi la tripa può essere composta (la ligada appunto) per accentuare la forza o l’aroma. Conclusione: il prodotto finale è costoso. Un sigaro di qualità costa come una bottiglia di vino di qualità. Quindi provatelo. Non ci sono segreti iniziatici. Comperatevi un bel sigaro cubano che sia stato conservato in modo decente in una tabaccheria che disponga di un humidor (il mobile che permette di garantirne umidità e temperatura), controllate che sotto la scatola ci siano le scritte HABANOS s.a., Hecho en Cuba, Totalmente a mano, pregate che non sia un falso (ce ne sono tanti in giro), incidetelo dalla parte in cui è chiuso e accendetevelo. L’unico consiglio, forse inutile, è di non aspirarlo. Dedicategli il tempo necessario (da mezz’ora a due ore a seconda della dimensione) e prendetevi questa bellissima vacanza perché, come disse Evelyn Waugh, “anche la giornata più futile e disastrosa sembra ben spesa quando rivista attraverso il fumo fragrante e azzurrino di un Havana”. La trascorrerete pensando ai fatti vostri con un grado di rilassatezza che vi giungerà nuovo. Salutatemi l’ex-ministro Sirchia e ricordatevi le parole che Sigmund Freud disse a un suo nipote che rifiutò un sigaro: “fumare è uno dei piaceri più grandi e meno costosi della vita e, se decidi in anticipo di non farlo, non posso che compatirti”.
paul.desury@unibocconi.it
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