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QUALEIMPRESA
 INNOVANDO
Le imprese spin-off della ricerca
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Giovani laureati e ricercatori trasformano la conoscenza in aziende ad alta tecnologia. Ce ne parla Donata Folesani, responsabile delle attività riguardanti la proprietà intellettuale e la creazione di imprese innovative.
di Alberto Borghi Componente Comitato Redazione Qualeimpresa
Da alcuni anni, anche in Italia stiamo assistendo alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali, fondate sulla capacità di vendere e “valorizzare” i risultati della ricerca: le imprese spin-off della ricerca. L’impresa spin-off riveste un ruolo di primaria importanza nel favorire il collegamento tra il mondo produttivo e la ricerca e per promuovere l’innovazione del tessuto imprenditoriale. Le origini del fenomeno spin-off possono essere ricondotte al XIX secolo; dalla seconda metà del XX secolo poi, a partire dagli Stati Uniti, i Governi nazionali contribuirono alla nascita e sviluppo di queste nuove imprese, attraverso l’istituzione di particolari provvedimenti di legge volti alla regolamentazione della proprietà intellettuale dei risultati della ricerca e a un più rapido trasferimento tecnologico fra ricerca e impresa. In Italia, nonostante non esista ancora un panorama legislativo forte al riguardo e gli aiuti siano pressoché inesistenti, molte sono le Regioni che si sono adoperate per favorire la nascita di spin-off. La Regione Emilia Romagna, che ha ricevuto il Premio speciale della Commissione Europea per le Politiche Innovative collocandosi al 1° posto tra le 22 Regioni Europee di eccellenza, attraverso il Consorzio ASTER, è fra le più attive in questo settore. Donata Folesani, responsabile delle attività riguardanti la proprietà intellettuale e la creazione di imprese innovative, ci aiuta a saperne di più. Cos’è ASTER? ASTER è il consorzio tra Regione Emilia-Romagna, Università, Enti di Ricerca e Imprese per lo sviluppo di servizi e progetti comuni di interesse regionale atti a promuovere la ricerca industriale, il trasferimento tecnologico e l’innovazione del tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna, attraverso il coordinamento e il supporto alla Rete regionale della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico. Fra le diverse iniziative sviluppate dal consorzio, il programma Spinner, realizzato attraverso il Fondo Sociale Europeo, ha permesso in questi anni di sostenere la nascita di nuove imprese spin-off attraverso l’erogazione di Borse di ricerca e servizi specialistici. Nel periodo 2001-2005, Spinner ha coinvolto 906 persone in progetti spin-off e a oggi sono già 69 le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico costituite in Emilia-Romagna. Il programma Spinner prevede il sostegno diretto alle persone/ricercatori che intendono iniziare una nuova esperienza imprenditoriale frutto della ricerca. Questo tipo di imprese high tech non crede abbiano bisogno di altri sostegni economici nella fase di avvio? All’estero la situazione è molto diversa, cosa ci può dire al riguardo? Certo, Spinner agevola il futuro imprenditore accompagnandolo nella fase di definizione dell’idea sino alla realizzazione del business plan; aiuto molto importante nel capire se l’idea è o meno “percorribile”. Se si considera il percorso che solitamente conduce all’avvio di uno spin-off, l’intervento Spinner si colloca a monte di tutto il processo. Spinner è una delle numerose iniziative a supporto della creazione di impresa, iniziative per le quali la nostra Regione vanta una lunga e nutrita tradizione. Mi riferisco ai servizi e agli interventi avviati da tempo sia dalle nostre Università, che dagli enti di ricerca, dagli enti locali e dalle associazioni di categoria. Ambiti nei quali trovo via sia ancora ampio spazio per nuove progettualità sono quelli relativi al seed e al venture capital - anche se alcuni passi importanti sono già stati fatti (penso per esempio al Fondo Ingenium nato da una partnership pubblico-privata) - e alla commercializzazione delle tecnologie, con tutte le criticità legate agli investimenti ad alto rischio e alla immissione sul mercato di prodotti altamente innovativi. Mi vengono in mente, al riguardo, esperienze di successo con le quali siamo venuti a contatto, grazie alle nostre attività internazionali, come quella dello Yozma Group Israeliano conosciuto in tutto il mondo come fondatore dell’industria venture capital in Israele, e quella dell’Enterprise Hub Network della regione dell’Oxfordshire nel Regno Unito con un programma espressamente dedicato alla commercializzazione di tecnologie e di idee technology-based. In che modo lo Yozma Group sostiene le start-up tecnologiche? Yozma Group opera dal 1993. All’inizio, si voleva creare una base solida di industrie venture capital e acquisire un network di contatti internazionali. Disponeva di un fondo di venture capital governativo di 100 milioni di dollari, orientato a due funzioni essenziali: investire in fondi di venture capital privati e investire direttamente in azienda high-tech. Il capitale raccolto in quell’anno fu di 250 milioni di dollari e furono investiti in più di 200 aziende start-up. Con il supporto di importanti investitori americani, europei e israeliani, Yozma Group lanciò, poi, un secondo fondo nel 1998 giocando un ruolo significativo come investitore aggiunto reclutando manager, formulando strategie di mercato, procurandosi capitali aggiuntivi e attraendo investitori strategici al suo portafoglio di aziende. Un’altra attività dello Yozma Group è quella di aiutare le sue aziende portafoglio a entrare in Borsa negli Stati Uniti e in Europa. Quali invece gli obiettivi dell’Enterprise Hub Network inglese? L’Enterprise Hub Network, sviluppato dalla South East of England Development Agency (SEEDA), opera attraverso il programma Commercialization, rivolgendosi a imprenditori e start-up con l’obiettivo di trasformare le idee di conoscenza di base in business. Il programma prevede: relazioni one-to-one con esperti al fine di aiutare gli imprenditori e le imprese a realizzare le proprie aspirazioni di crescita; una struttura di lavoro che esamina i processi di commercializzazione e li traduce in attività tecniche, di mercato e di business.
a.borghi@labstar.it
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