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QUALEIMPRESA
 ARTE
Una lobby a sostegno dell’arte
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Franca Coin, da dieci anni presiede “Venice Foundation”, associazione no-profit la cui missione è sostenere, promuovere e affiancare i musei civici veneziani in tutte le loro attività.
di Katia Da Ros Direttore Qualeimpresa
Grande appassionata d’arte, Franca Coin e la sua associazione hanno il grande merito di aver creato vita all’interno dei 12 musei civici veneziani, in particolare quello di Ca’ Rezzonico, il museo del ‘700 veneziano divenuto un vero e proprio salotto culturale della città. Per la sua attività, ha ricevuto importanti premi tra i quali l’Italian Montblanc Arts Patronage Award, il Premio Firenze Donna, il Premio Una Mela d’Oro della Fondazione Bellisario e una laurea honoris causa dalla IULM di Milano. Il privato che lavora per il pubblico, la grande innovazione di “Venice Foundation”. Come è nato questo progetto? È nato da una idea illuminata di Massimo Cacciari, innovativa per Venezia, per vivacizzare i musei della città mettendo insieme privati, mecenati che apprezzano l’arte e amano la splendida Venezia. Venezia è patrimonio dell’umanità e questo progetto è un modo per creare una rete internazionale di rapporti tesi alla conoscenza e alla valorizzazione della nostra immensa ricchezza artistica. Franca Coin e l’Arte. Che rapporto c’è?C’è un rapporto vitale. L’Arte ha sempre giocato un ruolo importante nella mia vita, tanto che in passato ho anche gestito due gallerie d’arte, a Parma e a Milano. Trovo che l’arte sia un mezzo straordinario per comunicare. Fra i soci di “Venice Foundation” ci sono molti imprenditori, segno che anche in Italia ci sono imprenditori filantropi? Sì, ce ne sono, ma bisogna andarli a scovare. Il mio cognome facilita sicuramente il primo contatto ma, poi, mi limito a informare più che a chiedere e la gente risponde. Sembra un lavoro molto facile, ma in realtà il Fund Raising è un mestiere; per questo, ho fatto un corso alla New York University per la gestione dei beni culturali e per il fund raising. “Venice Foundation” è salita alle cronache, in questi giorni, per il concerto con la Filarmonica Arturo Toscanini diretta dal Maestro Lorin Maazel, con biglietto minimo di partecipazione di 1.000,00 Euro a persona. Ce ne parla? È stato un evento importante, con cui abbiamo festeggiato il decennale della fondazione e raccolto fondi per restaurare il mosaico della cupola della creazione, in San Marco, un progetto di recupero del valore di 500.000,00 Euro. Ho chiamato questo progetto “Le Ali degli Angeli”. Come le è venuto in mente di mettere insieme un grande Direttore d’orchestra e una delle Basiliche più belle al mondo? Una serie di sincronicità incredibili. Un amico di passaggio a Venezia, che si occupa della Symphonica Toscanini, mi ha espresso il grande desiderio di farla suonare in città. A New York, ho trovato per caso un libro intitolato “The city of falling angels” e ho pensato che dovevo far qualcosa affinché gli angeli volino, piuttosto che lasciarli “cadere”. Rientrata a Venezia, sono andata a vedere San Marco e lì mi hanno proposto una cupola splendida, datata 1215 (epoca dell’arte del mosaico) da recuperare. In questo caso, si sono messe insieme - in una sincronicità perfetta - degli elementi di eccellenza. Ca’ Rezzonico è la vostra sede. Lì organizzate, spesso, incontri culturali per cui il museo è diventato un vero e proprio salotto culturale… La mondanità non va demonizzata. È un mezzo e non un fine. Trovo che c’è un bisogno estremo di incontro e, infatti, tutti gli associati sono diventati innanzitutto amici. Fare fund raising per la cultura è più difficile che farlo per la ricerca sul cancro. A salvaguardia di Venezia ci sono moltissime associazioni. È ancora molto il patrimonio artistico da salvare? Ci sono sicuramente più di venti associazioni che lavorano per la salvaguardia della città. Ma restaurare non è sufficiente; il patrimonio va anzitutto gestito e la strategia di “Venice Foundation” è di fare di ogni progetto una never ending story. È altrettanto importante il “dopo”, ossia comunicare che l’opera è stata salvata e bisogna farla vivere. Per questo faremo tutta una serie di attività a progetto ultimato, per promuovere e far conoscere l’opera che includano un libro, conferenze, incontri. Quale è il bilancio dei primi dieci anni?Il bilancio è positivo: circa 150 soci e 25 milioni di Euro raccolti e investiti. Abbiamo restaurato oltre 60 affreschi di Giandomenico Tiepolo, che oggi sono la maggior forza di attrazione di Ca’ Rezzonico e che grazie alla comunicazione di “Venice Foundation” sono conosciuti in tutto il mondo. Ca’ Rezzonico stessa ha visto aumentare il numero di visitatori da 100 a 700 ingressi mensili. Nella sua esperienza che rapporto hanno gli imprenditori con l’arte? C’è una sorta di timore verso l’arte, perché si parla ancora di prima e seconda imprenditoria. È un tema che molto spesso non conoscono; del resto, chi deteneva la cultura in passato era una élite e non aveva alcun interesse a una sua ampia diffusione. Qual è la sua definizione di filantropia e come la si può associare all’arte? Nel nostro caso, ha una accezione plurale; nasce dal mettere insieme le persone, nel creare connessioni. Filantropo non è sinonimo di ricco ma di persona attenta e disponibile, disposta a dare anche solo il suo tempo o le sue competenze. Solitamente, la filantropia è legata a progetti umanitari, ma anche l’arte merita filantropia e contribuisce ad arrivare all’uomo, alla vita. Cosa c’è nella “wishing list” di Franca Coin? Mi piacerebbe che ci fosse un Bill Gates italiano. Magari potrebbe essere il Presidente Silvio Berlusconi. Se ci legge, lo invito a contribuire a “Venice Foundation”! Un messaggio ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Invito i Giovani ad approfondire il tema di come attraverso il profit si possa contribuire a investire nel no profit. Parlo di cause related marketing, che si sta sempre più sviluppando anche in Italia ed è proprio il nostro prossimo obiettivo. Penso a Paul Newman che ha una azienda alimentare i cui profitti sono completamente investiti in progetti no profit.
k.daros@confindustria.it
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