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QUALEIMPRESA
 POLEMOLOGIA: L'ARTE DI VINCERE
Un nuovo Rinascimento
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Il nostro Paese trae storicamente la propria forza dalla creatività e dalla genialità degli uomini, dalla loro capacità di produrre arte, cultura e prodotti che ci contraddistinguono da sempre nel mondo.
di Andrea Dalledonne Presidente ADD Srl (Consulenza di Direzione per l’Impresa)
La polemologia dimostra che le componenti tecnologiche non sono determinanti per il successo: per esempio, l’Ufficiale della marina inglese Mc Cowan annotava nel suo diario di viaggio: “Questa nave è perfetta. Il legname con cui è stata costruita è di prima scelta. Un vero miracolo dell’ingegneria dei cantieri di Sua Maestà. Ma per vincere i venti che sfideranno le robuste vele di questo naviglio, il legno e la tela non bastano: occorrono uomini capaci di affrontare le privazioni che il mare ci pone innanzi, uomini che condividano il sogno di raggiungere il porto, e che spingano questa nave verso la meta con volontà e abilità”. Per sottolineare che la componente tecnologica non rappresenta un vantaggio competitivo di lungo periodo, il Generale prussiano Karl von Clausewitz ribadiva ancora nel 1800: “Col tempo le spade si arrugginiscono”. Un secolo più tardi, Edward Luttwak – autorevole studioso di storia e consulente strategico del governo americano – avrebbe formulato a tal proposito la teoria del “paradosso strategico dell’innovazione”, secondo la quale “innovazione crea innovazione”. Anche le dimensioni dell’esercito non assicurano il successo sul campo: secondo Vegezio (IV-V sec. d.C.), l’esercizio quotidiano e la disciplina dovrebbero considerarsi i reali fattori decisivi per la vittoria (“non tam multitudo quam ars et exercitium solent prestare victoriam”). Tuttavia, non sarebbe corretto affermare, basandosi esclusivamente sulla scorta di questi autorevoli pareri, che gli aspetti qualitativi – gli uomini e l’organizzazione - debbano essere privilegiati rispetto a quelli tecnici e quantitativi a prescindere dal contesto. Infatti, è indubbio che un esercito di dimensioni ridotte, data la sua minore potenza di fuoco, verrebbe facilmente annientato in uno scontro frontale diretto. In altre parole, le dimensioni di un esercito sono strettamente legate al contesto in cui ci si trova a operare e alla strategia che si intende perseguire. Tradotto in termini aziendali, rispetto a una grande impresa, è indubbio che una realtà di dimensioni più contenute che volesse operare in un mercato di massa, o in un settore maturo, dovrebbe scontare almeno le seguenti criticità: minori investimenti in formazione, capacità di ricerca e sviluppo quasi nulla, minori investimenti in rete distributiva e assistenza al cliente, minor capacità di affermare e coltivare marchi noti sul mercato, maggior dipendenza da canali indiretti per la vendita e l’esportazione. Diversamente, un manipolo di uomini altamente addestrati e determinati è indispensabile per perseguire una strategia di tipo blitzkrieg, la guerra lampo elaborata dagli stati maggiori tedeschi, nelle campagne di Polonia, Danimarca, Norvegia, Francia e Russia (1939-41). La storia, prima ancora della polemologia, dimostra che questa strategia ben si sposa con il tradizionale “genio italiano”, ovvero la capacità di coniugare tecnica, ricerca e creatività, caratteristica che ebbe origine in quel glorioso periodo storico per la nostra penisola che è stato il Rinascimento. La “virtù” coincideva con la “perizia” (l’ars di Vegezio, ovvero la capacità di fare bene il proprio mestiere). In quel periodo, il Paese ha prodotto ineguagliabili acuti in campo artistico e tecnico, ed ancora oggi il Made in Italy risiede nella creatività artistica racchiusa in ogni prodotto che esce dalle nostre fabbriche. Le nostre imprese hanno bisogno proprio di questo: uomini che sappiano far bene il proprio mestiere e tecnologie che ne esaltino le capacità.
dalledonne@addup.it
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