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QUALEIMPRESA
 LUXURY & LOW COST
Caovilla: oggetti d’arte chiamati scarpe
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Interamente fatte a mano. Fino a otto ore di lavorazione per scarpa. Con ricami, perle, piume, gemme, fiocchi e pailettes. Brillanti, zaffiri e rubini. Arte veneziana e tanta emozionalità. Ne parliamo con Giorgia Caovilla.
di Katia Da Ros Direttore Qualeimpresa
Una fiaba iniziata dal nonno, Edoardo Caovilla, all’inizio dello scorso secolo, allievo dell’industriale veneto Luigi Voltan che, al suo ritorno dall’America, sviluppò l’artigianato storico veneziano dei Callegheri. La svolta, negli anni Settanta. Grazie alla collaborazione, durata vent’anni, con il couturier Valentino Garavani e, negli anni più recenti, con le maison Christian Dior e Chanel. Sofisticate calzature da sera, interamente fatte a mano - fino a otto ore di lavorazione per scarpa - con l’impiego di ricami, perle, piume, gemme, fiocchi e pailettes dove i motivi dominanti sono l’arte veneziana e qualsiasi altro oggetto che susciti emozione al suo creatore, Renè Caovilla. All’ingresso dell’azienda, una villa veneta sulla riviera del Brenta in provincia di Venezia, un grande cartello rosso sintetizza in poche parole le creazioni Caovilla; sotto, il pittogramma della scarpa con la cinghietta attorcigliata alla caviglia, simbolo della maison, e lo slogan “oggetti d’arte chiamati scarpe”. Giorgia, 33 anni, figlia del famoso Renè Caovilla, creatore delle calzature femminili tra le più originali e lussuose al mondo, affianca il padre nella conduzione dell’azienda di famiglia, occupandosi di posizionamento e del marchio dal 1998. Laureata in giurisprudenza alla Statale di Milano, dopo un breve periodo di praticantato, decide che l’avvocatura non è la sua strada e si trasferisce a New York. “A New York - racconta Giorgia Caovilla - ho lavorato per Ralph Lauren e YSL”. Si innamora della città di New York e sceglie di lavorare per l’azienda di famiglia, partendo proprio da quella città, dove le loro scarpe sono sì presenti ma in maniera poco rilevante. “Erano i clienti che venivano a cercarci in Italia - confessa - ma capivo che si poteva fare di più, perché le potenzialità del mercato erano enormi. Così, ho iniziato umilmente a battere le porte e a proporre le nostre scarpe, invitando i grossi player americani a casa nostra, a Strà”. Giorgia ha vinto la sua scommessa, perché oggi gli Stati Uniti contribuiscono a circa il 40% del fatturato della maison. Ma la strategia dell’azienda, per il prossimo futuro, è ambiziosa e guarda lontano. Conosciuti per le scarpe da sera, con l’arrivo di Giorgia, la gamma si amplia alle scarpe da giorno. Mentre è la mamma, Paola Caovilla, che segue la collezione degli accessori, tra cui cinture, borse e gioielli. Tre anni fa, è stata inaugurata a Milano la prima boutique monomarca, il loro flagshop store, a cui sono seguite quelle di Tokyo, Roma, Parigi e Dubai, Londra e Palm Beach. L’intenzione è quella di ospitare, come fosse nel salotto della loro casa a Strà, i clienti; per questo, ogni negozio ricrea l’ambiente veneziano, con pezzi originali del ‘700 e con lo “scrigno delle meraviglie”, un enorme baule in cui sono esposte le calzature gioiello. “Non freddo minimalismo, ma emozione. Questo deve essere ogni nostro negozio”, sottolinea Giorgia. Infatti, insieme a Manolo Blanick, Caovilla è considerato il re delle sexy-shoes e anche dei sogni. Per il prossimo biennio, Caovilla ha in programma l’apertura di 9 nuove boutique, nelle altre capitali dello shopping di lusso, da Montecarlo a New York, da Mosca a Shangai, Las Vegas e Los Angeles. Per Giorgia Caovilla, “il lusso è la capacità di rendersi speciali” e, sicuramente, questo è l’effetto delle donne che indossano un paio di scarpe Caovilla. “Chic ma non cheap”, visto che il prezzo minimo per un paio di scarpe è di 600,00 euro. Ma il lusso può anche essere estremo e super esclusivo ed è proprio per soddisfare quella piccola nicchia di mercato che Caovilla ha ideato il “cobra sandal”, un sandalo da sera con il tacco avvolto da un cobra formato da rubini, zaffiri e brillanti, venduto nelle loro boutique a 25.000,00 Euro. Per Giorgia, il Made in Italy ha sicuramente aiutato l’affermazione del loro prodotto e,sorridendo, dice che dai francesi hanno appreso molto (lavorando con Dior e Chanel) ma che c’è ancora e sempre da imparare. La Francia resta uno dei riferimenti importanti del lusso ma sempre insieme all’Italia!
k.daros@confindustria.it
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