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QUALEIMPRESA
 RICERCA E INNOVAZIONE
Blow-Up. Immagini del nanomondo
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Raccontare la bellezza visiva che si nasconde nella ricerca. E comunicarla alla gente. L’opportunità per le imprese nella sfida al mercato globale. Con le nanotecnologie in “mostra”.
di Alberto Borghi Componente Comitato Redazione Qualeimpresa
Elisa Molinari dirige il Centro Nazionale di Ricerca S3 - nanoStructures and bioSystems at Surfaces - dell’INFM-Cnr di Modena ed è ordinaria di Fisica della Materia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. “Blow-Up. Immagini del nanomondo” è una mostra fotografica che racconta, attraverso le immagini mediate dall’occhio delle macchine, la quotidianità e l’eccellenza del lavoro che i ricercatori del Centro S3 svolgono nel settore delle nanotecnologie. Da dove nasce l’idea della mostra? E perché? Oggi si parla molto di nanoscienze. Ma sui media questo campo di ricerca è spesso raffigurato da immagini di computer grafica, patinate e artificiali, a volte fantascientifiche e inquietanti. Questo genera un’idea falsata del mondo che studiamo, lontana da quella che ne ha chi ci lavora. Mentre molte belle immagini reali restano nei laboratori. Da qui è nata l’idea della mostra Blow-Up: mostrare al pubblico immagini che di solito non può vedere, valorizzate dallo sguardo di una fotografa professionista, Lucia Covi. È anche un modo per raccontare la bellezza visiva che si nasconde nella ricerca e che a volte sorprende anche noi. Cosa c’è di nuovo? Perché queste immagini di solito non ci vengono mostrate? Il fatto è che gli oggetti su cui lavoriamo hanno dimensioni così piccole che sono difficili perfino da immaginare: un nanometro, un miliardesimo di metro, è milioni di volte più piccolo del diametro di una capocchia di spillo, centomila volte più piccolo del diametro di un capello. Su questa scala gli oggetti non si realizzano e non si vedono se non con gli strumenti di ricerca più avanzati: in un certo senso la mostra è un cortocircuito tra la ricerca più attuale e il grande pubblico. Molte immagini erano impossibili da ottenere fino a ieri, e renderle fruibili, anche solo poterle ingrandire, è ancor oggi un’impresa. A noi è sembrato che ne valesse la pena. Parlare di nanotecnologie oggi va molto di moda. Per chi come lei lavora giorno dopo giorno in questo settore cosa significa veramente la parola nanotecnologie? Quali sono le reali potenzialità derivanti dalla ricerca in questo settore? Significa riuscire a comprendere e modificare le proprietà della materia fino alla scala delle molecole o di pochi atomi. È su questa scala che si determinano tutte le principali proprietà degli oggetti: dal colore alla elasticità e resistenza meccanica, dalla conduzione elettrica alla bagnabilità di una superficie. Con le nanoscienze si riesce a capire come accade, e le nanotecnologie ci permettono di influenzare e talvolta controllare le proprietà. In più oggi sappiamo che gli oggetti, quando raggiungono dimensioni inferiori a 100 nanometri, possono avere caratteristiche speciali, che non si trovano su scale maggiori. Le nanotecnologie ci permettono di progettarle e utilizzarle, per esempio per applicazioni nell’information technology. Ma è un campo così vasto e nuovo che è difficile immaginarne per intero le implicazioni: secondo i principali enti di ricerca nel mondo è partita una rivoluzione scientifica vera e propria e molti prevedono un impatto sull’economia confrontabile con quello introdotto negli ultimi decenni dalla microelettronica. Ma esistono già oggi applicazioni concrete o siamo ancora lontani? A che punto è la ricerca? Le cose sono abbastanza diverse a seconda dei settori. In alcuni campi ci sono applicazioni già commerciali: da vernici o tessuti autopulenti a materiali rinforzati per applicazioni strutturali o meccaniche di punta, persino in speciali racchette da tennis. Ci sono elementi nanoelettronici in sensori incorporati nel packaging alimentare, e in diversi dispositivi che già stanno nei nostri cellulari o computer. Anche le applicazioni nel campo della medicina stanno progredendo rapidamente, già oggi per la diagnostica e il rilascio di farmaci. Ma non è detto che le applicazioni più vicine o prevedibili siano le più rilevanti. La ricerca nei campi dell’energia - produzione e storage - è più recente ma molto promettente anche per applicazioni a breve termine. Torniamo alla mostra. Le immagini raccontano alcuni dei risultati della ricerca dei diversi ricercatori e gruppi che lavorano all’interno del Centro S3. Esiste un percorso che lega queste immagini? Il percorso della mostra è diviso in tre sezioni. La prima, “Dare forma”, indaga la materia scavata o plasmata con strumenti diversi: dai fasci di ioni focalizzati che creano micro-fori, alle erosioni chimiche che lasciano emergere le architetture della nanoelettronica. La seconda sezione, “Auto-organizzare”, mostra come alla nanoscala le interazioni naturali permettono di creare delle strutture anche partendo “dal basso”, aggregando atomi e molecole. La terza e ultima sezione, “Esplorare”, vede protagoniste strutture naturali, tra cui proteine e DNA, sondate dai ricercatori per ricomporre mappe diverse delle loro tante funzionalità. “Blow-Up” è una mostra fotografica aperta a tutti. Chi è il visitatore? A chi si rivolge? Pensa che un’iniziativa come questa possa servire a comunicare alla gente i risultati della ricerca e a far conoscere questo mondo sicuramente molto interessante ma troppo spesso distante dalla gente? Credo di sì. Abbiamo avuto una grande affluenza di pubblico nelle prime due settimane: sono adulti di ogni età, ma anche bambini accompagnati e scolaresche. Molte persone tornano per una seconda visita, magari guidata da uno dei nostri ricercatori. Il pubblico è prima di tutto attratto dalla bellezza delle immagini, ma rimane meravigliato nuovamente quando scopre che si tratta di oggetti su cui si fa ricerca avanzata e quando comprende alcuni dei motivi per cui si studia il nanomondo. Nanotecnologie, nanoscienze, nanomateriali; oggi si parla tanto della necessità di investire in ricerca e sviluppo da parte delle imprese. Possono le nanotecnologie rappresentare un’opportunità per le imprese italiane nella sfida al mercato globale? Sì. In alcuni settori è come l’elettronica è chiaro a tutti. Nel settore delle macchine utensili e nella meccanica avanzata è meno comune pensare a investire su questo tipo di ricerca, ma l’Italia occupa posizioni di punta che può rafforzare ancora se arriva presto a sviluppare e introdurre le innovazioni nei materiali, nei trattamenti superficiali e nei dispositivi che vengono dalle nanotecnologie. Ma oggi si pensa a utilizzare le nanotecnologie anche per incorporare sensori e intelligenza in settori che di solito sono pensati come più maturi o meno inclini alla ricerca, dal tessile all’alimentare al biomedicale. E c’è un interesse crescente nel settore ceramico, mirato ad accrescere funzionalità ma anche estetica. La distinzione tra settori tradizionalmente pensati ad alta tecnologia e tutti gli altri che possono fare a meno di ricerca sarà sempre più labile se vogliamo competere nel mercato globale. Qualeimpresa si rivolge ai Giovani Imprenditori italiani, da Direttrice di un centro di ricerca che lavora in settori all’avanguardia nella scienza delle superfici, dei materiali, delle biotecnologie e delle nanotecnologie, cosa pensa sia importante trasmettere loro soprattutto per la loro crescita professionale e imprenditoriale? Forse, la cosa più importante è attrezzarsi al fatto che le tecnologie stanno cambiando con una rapidità enorme, ancor più di quanto abbiamo visto con l’informatica negli ultimi decenni. Per essere pronti ad approfittarne quello che serve di più è acquisire presto l’intelligenza, la competenza, il dinamismo di persone giovani che sappiano davvero cos’è la ricerca oggi: persone capaci di rapportarsi con gli sviluppi che si preparano e con i centri di ricerca di punta che se ne occupano: in Italia, dove ce ne sono più di quanto si crede, e nel mondo.
La mostra “Blow-Up. Immagini del nanomondo” è ideata e prodotta dal Centro S3 di Modena con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. www.s3.infm.it/blowup
a.borghi@labstar.it
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