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QUALEIMPRESA

DAL TERRITORIO
Il Ricambio: una nuova classe dirigente per il futuro dell'Italia









Il primo meeting dei quarantenni del Nordest. Organizzato da Nordest Europa, Fondazione Nordest, Cuoa e dai GGI di Confindustria Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.



di Paolo Mantovani
Delegato Regionale Veneto G.I. Qualeimpresa

Il Nordest e i suoi clichè: il territorio dall’economia prodigiosa, il regno del “fare”, il bengodi di imprenditori stacanovisti più lesti con le mani che con la dialettica.
Vero, ma oggi al Nordest questo vestito a tratti caricaturale va stretto, gli orizzonti che un tempo allettavano oggi non bastano più. Il primo meeting dei quarantenni del Nordest ha lanciato un messaggio forte e chiaro: la nuova generazione di imprenditori e dirigenti salta a piè pari l’etichetta di “territorio anomalo” e reclama un ruolo di interlocutore diretto della politica nazionale. Testando, innanzitutto, la propria consapevolezza di averne i numeri e, ancor più, la determinazione per centrare l’ambizioso obiettivo.
I tre giorni di dibattito, nella sede della Fondazione Cuoa di Altavilla Vicentina, hanno proposto le riflessioni e le esperienze di numerosi autorevoli relatori provenienti dal giornalismo, dalla politica, dall’imprenditoria e dal mondo accademico. Fra loro anche il Vicepremier Francesco Rutelli, l’Onorevole Adolfo Urso, gli Assessori regionali Fabio Gava ed Elena Donazzan.
Il meeting, organizzato da Nordest Europa, Fondazione Nordest, Cuoa e dai Gruppi Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto (Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige), ha offerto un’analisi sull’opportunità di formare una lobby trasversale in grado di collocarsi in posizione centrale sulla scena politica, culturale ed economica italiana ed europea. Un cambio di marcia verso un’idea “metropolitana” del territorio che, è emerso, può avvenire solo con un salto di qualità in tre direzioni: formazione e cultura, finanza per favorire lo sviluppo e infrastrutture.
A mio giudizio, il primo passo da compiere per dare concretezza alla voglia di cambiamento che si è avvertita nettamente al meeting, è uno scatto di mentalità da parte di coloro che vogliono diventare classe dirigente.
Serve pensare al Nordest come a una metropoli diffusa, non più come una selva di campanili.
Negli spazi metropolitani si compiono viaggi di centinaia di chilometri con la massima disinvoltura, mentre da noi spostarsi da un capoluogo di provincia all’altro pare un’impresa. Questione di strade strette e trafficate, sì, ma anche di mentalità.
È un fattore prima di tutto culturale, bisogna alzare lo sguardo in modo tale che ogni capoluogo di provincia diventi un quartiere della città estesa del Nordest, guardare avanti pianificando a lungo termine.
Abbiamo la fortuna di essere la prima generazione abituata a rapportarsi tanto con il contesto locale quanto con quello globale, abbiamo vissuto esperienze di studio e lavoro all’estero, non a caso qualcuno ci ha definiti generazione “Erasmus”.
Ebbene, credo che sia necessario trasferire questo nostro valore aggiunto culturale alla nostra terra. E per “culturale”, naturalmente, mi riferisco anche alla sfera umana.
Non è un passaggio facile: per vincere le resistenze e le inerzie di sistema che s’incontrano inevitabilmente, occorrono molta tenacia e idee chiare.
I quarantenni di oggi sono i depositari dei nuovi atteggiamenti e linguaggi che possono portare questa svolta, ma devono anche sapere farsi carico di nuove responsabilità e uscire allo scoperto, una volta per tutte, dall’ala protettrice dei loro padri.

paolo.mantovani@keycomm.it




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