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di Enrico Rosina Componente Comitato Redazione Qualeimpresa enricorosina@folicaldi.191.it
“La guida agli spacci e ai consumi ragionati” di Marina Martorana Editore, Sperling paperback Pag. 790 Euro 13,50
Marina Martorana, giornalista libero professionista, dal 1989 lavora per “Il Corriere della Sera” dove cura alcune rubriche sul risparmio di qualità. Dal 2001, per Sperling e Kupfer segue la guida agli spacci. Questa nuova edizione completamente aggiornata e rinnovata, ricca e autorevole vuole monitorare tutti i nuovi fenomeni legati al risparmio e ai consumi di qualità e ragionati. Il libro è un’ottima bussola per girare in un mondo in piena crescita, come quello degli outlet e non solo. All’interno, diviso per regioni e sezioni merceologiche, troviamo tutto ma proprio tutto! Dall’e-commerce alle catene della convenienza. Dalle vendite dirette enoalimentari alle chinatown dei mini prezzi, dalle innovative formule di turismo-shopping con pacchetti albergo più sconto per gli acquisti, dal baratto fino al Factory Outlet Center di tutta Italia, dagli spacci al mondo dell’usato selezionato. Di ogni punto vendita vengono forniti indirizzo per raggiungerlo, indirizzo e-mail, orari e giorni di apertura, scontistica, caratteristiche peculiari, curiosità e tutto ciò che possa aiutare nella scelta. Notevole anche la prima parte, ricca di consigli e spiegazioni, e con uno spazio dedicato al panorama europeo di questo fenomeno. Ultima caratteristica, ma non certo trascurabile per una guida annuale da consultazione, è il formato contenuto, robusto e con un prezzo più che moderato e giustificato.
“La leggenda del buon cibo italiano. E altri miti alimentari contemporanei” di Paolo C. Conti Fazi Editore Pag. 232 Euro 15,00
Questo libro è il risultato di un’inchiesta giornalistica condotta per due anni dall’autore, visitando industrie, centri di ricerca, allevamenti e sollecitando risposte a chi si occupa di controlli e certificazioni. Il risultato appare allarmante, la percezione che noi Italiani abbiamo della sicurezza dei controlli sui nostri cibi e la certezza che quello che mangiamo sia veramente quello che crediamo scricchiola. Le cose stanno cambiando. Si scopre, leggendo, che l’85% dei prodotti importati non subisce alcun controllo alle frontiere, che le verifiche nel biologico sono per la gran parte dei casi effettuati dalle stesse associazioni di produttori, creando confusione tra controllori e controllati e che anche la certificazione di qualità presenta limiti e lacune. Eppure, per la maggioranza degli Italiani, il nostro cibo è fra i migliori del mondo e anzi attenti gruppi alimentari sfruttano la provenienza o la tipicità Italiana come sinonimo di bontà e qualità per vendere prodotti nel mondo. L’autore - con piglio un po’ critico, talvolta forse troppo - cerca di farci “aprire gli occhi” su un mondo, quello alimentare, in forte mutazione ma che se non controllato porterebbe in breve tempo a un decadimento di qualità che toglierebbe la tipicità e la genuinità a molti prodotti irrinunciabili per noi. Verremmo così traghettati in una realtà alimentare che non ci appartiene ed anzi farebbe sì che i nostri prodotti esportati non avrebbero più quelle caratteristiche superiori per le quali risultano vincenti in gran parte dei mercati. Interessanti le case history che l’autore porta come esempi vincenti, per affermare che molto è possibile se non tutto per bloccare questo processo in negativo.
“Il Perfezionista. Vita e morte di un grande chef” di Rudolph Chelminski Edizione Ponte alle Grazie Pag. 409 Euro 18,00
Il 24 Febbraio 2003, verso sera una notizia venne battuta e prontamente trasmessa sui telegiornali di tutto il mondo: Bernard Loiseau era morto. Morto suicida. Uno dei più grandi cuochi francesi, proprietario e chef di un ristorante della famosa catena Relais e Chateaux in Borgogna, insignito della Legione d’onore, sposato e padre di tre figli e detentore delle tre stelle sulla Guida Michelin, era morto. Cosa allora poteva aver spinto una persona apparentemente felice e realizzata a compiere un passo del genere? Un’ipotesi, da una sua frase “...se perdo una stella mi ammazzo”. Rudolph Chelminski, suo grande amico, in questo libro ne scrive la storia. Bernard Loiseau incomincia la sua avventura in cucina, partendo dal basso, in qualità di sguattero, aiutante, assistente fino a raggiungere l’apice e poi cercando di perfezionarsi ancor di più se mai fosse stato possibile. Individuo fragile, facile agli sbalzi d’umore, noto per il suo carattere difficile e spesso rivolto verso la depressione, geniale nella sua professione ma inserito in un sistema spietato regolato oltre ai meriti anche dalle recensioni e dall’“umore del gusto”. L’autore narra - raccontando fatti, retroscena, battaglie e sconfitte - il mondo dei grandi nomi della cucina francese da Ducasse ai fratelli Troisgros, da Bocuse a Point. Nel libro, c’è anche la descrizione dei duri meccanismi selettivi della guida Michelin, che può portare alla gloria come alla distruzione un locale, solo aggiungendo o togliendo una delle famose stelle. Su questo libro, il “New Yorker” ha scritto “una storia commovente con implicazioni universali: la caduta dell’artista a causa del suo perfezionismo e delle sue paranoie”.
“Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio Edizioni Oscar Mondadori Pag. 358 Euro 8,40
Un testo comunemente letto o intravisto negli anni del liceo e poi dimenticato, ma con ancora un fascino che, sicuramente, una rilettura potrebbe fare riemergere. Il protagonista, Andrea Sperelli - ricco, aristocratico, appassionato e intenditore di cose d’arte, poeta e incisore - giunge a Roma nel 1884 e qui incontra dapprima la contessa Elena Muti e poi Maria Ferres. Tra queste due donne, di cui Sperelli si innamorerà, si intreccia il romanzo; ma, forse ora, la trama non sarà la leva per riprendere in mano il libro. È l’ambientazione e l’estetica, invece, a condurre alla lettura del romanzo; l’estetica, tanto cara a D’Annunzio che, più volte, disse di aver dato descrizione di parte di sé stesso nella creazione del personaggio Sperelli.. Il libro, in alcune sue parti, è un trionfo nell’elencazione e nella descrizione delle opere d’arte, degli oggetti raffinati di cui il nostro eroe e tutta la Roma frivola e mondana da lui frequentata, amava circondarsi. Naturalmente non è la Roma dei Cesari ma quella tardo-rinascimentale e barocca delle grandi fontane, delle chiese monumentali e delle ville. Tutto ciò, però, si accompagna al senso di decadenza che sia Andrea Sperelli con la sua anima camaleontesca - oggi diremmo virtuale - e la sua mancanza di autenticità, sia molti personaggi, a eccezione di una figura (forse la più grande), la rappresentano in tutte le sue sfaccettature. Un culto dell’arte, la ricerca del bello e di tutto ciò che è prezioso nella più totale lontananza da ogni regola e sentimento morale. E un Andrea Sperelli, esteta, decadente, alla pari di un Dorian Gray di Oscar Wilde e il Des Esseintes di Huymans. Può essere interessante la rilettura!
enricorosina@folicaldi,191.it
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