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QUALEIMPRESA
 EDITORIALE
MULTICULTURALISMO
Non c'è futuro senza difesa delle identità e integrazione
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“IL POSTO IDEALE PER VIVERE È QUELLO DOVE È PIÙ NATURALE VIVERE COME STRANIERI” Italo Calvino
di Katia Da Ros Direttore Qualeimpresa
In Italia vivono 3.600.000 di immigrati (di cui seicentomila irregolari), pari al 3,6% della forza lavoro. I figli di stranieri abitanti in Italia sono 500.000 e gli alunni stranieri circa il 20%. Le nozze tra italiani e partner stranieri sono ormai il 12,5% del totale. Questi dati rilevano un fenomeno non più marginale e rappresentano una sfida per l’Italia, una grande opportunità per smuovere la nostra società dall’immobilismo e per rinnovare la nostra cultura e innovare il nostro modo di affrontare le sfide della globalità. Siamo un Paese dove convivono ormai culture, religioni, razze diverse. O queste verranno assimilate, grazie a politiche di accoglienza e di integrazione, o ne verremo travolti. Se da un lato c’è fastidio e timore per le ricorrenti immagini di gommoni che attraccano alle coste italiane, dall’altro bisogna essere consapevoli che in un Paese come il nostro - di ultrasessantenni e di giovani che rifuggono lavori di fabbrica e poco qualificanti - l’immigrazione diventa necessaria e indispensabile. Sia per l’economia, per evitare una drastica riduzione della forza lavoro, che per la demografia, perché abbiamo uno dei tassi di natalità più bassi al mondo e i dati nazionali ci dicono che senza il saldo attivo degli immigrati il nostro Paese avrebbe una rimanenza demografica negativa! Accettata questa premessa, i problemi per assimilare culture e identità diverse sono comunque rilevanti e implicano uno sforzo sia per gli italiani natii che per i nuovi arrivati, soprattutto per quelle popolazioni fortemente consapevoli della propria identità, come i musulmani. In tale cornice, a fare la differenza sono soprattutto la cultura e la religione, che investono una lunga sequela di questioni, come il matrimonio, il divorzio, l’educazione dei figli, il ruolo delle donne, ossia sistemi di vita radicalmente diversi, visioni di vita antagoniste. La nostra Costituzione afferma la piena uguaglianza davanti alla legge di tutte le confessioni religiose e riconosce a ognuno il diritto di professare liberamente la propria fede, di farne propaganda e di esercitarne il culto in forma pubblica o privata. Oltre ai due principi della tolleranza e della laicità dello Stato, che sono alla base della Costituzione, c’è da aggiungere il principio del rispetto. Ogni uomo, che cerchi un futuro migliore del suo passato, merita dignità e rispetto. L’Europa deve essere un luogo ospitale per qualsiasi persona che accetti lo spirito di competizione, che voglia contribuire al vivere e allo sviluppo civile, senza distinzioni di pelle, razza o fede. Etichettare gli individui in funzione dell’appartenenza religiosa o dell’etnia è profondamente sbagliato, ma chi ha guerre sante da combattere, chi si ritiene antiamericano, antigiudeo, ostile ai valori dell’Occidente non deve sentirsi a casa sua in Europa! Estremisti, radicali, fondamentalisti, terroristi, intolleranti: una società, anche se aperta, non li può ospitare! Integrare non vuol dire omologarsi: significa, però, accettare il terreno comune del dialogo e del confronto senza che nessun soggetto si senta offeso nella sua dignità. Uomini e donne immigrati devono respirare la nostra cultura e contaminarsi dei nostri principi di libertà e di laicità. Non c’è spazio per fondamentalismi di alcun tipo! Una società libera, aperta, nasce dal confronto, dal dialogo e dal rispetto reciproco delle tradizioni. Quanto più saremo rispettosi dei diritti dei singoli e delle minoranze, tanto più potremo essere intransigenti con gli estremisti, perché il rispetto favorisce la crescita comune. In questo numero, abbiamo voluto trattare il tema da diversi punti di vista: sociale, economico, religioso, storico, legislativo. Abbiamo dato voce sia agli italiani per nascita, che agli italiani per scelta. Abbiamo guardato alle molte difficoltà così come alle grandi opportunità.
k.daros@confindustria.it
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