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QUALEIMPRESA
 CULTURE E INTEGRAZIONE
1° Premio Nazionale per le buone pratiche aziendali
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UNAR. Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e le azioni positive di integrazione della forza lavoro straniera nel mondo del lavoro.
di Marco Buemi Esperto Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
In Europa vivono oggi 56 milioni di persone nate in un Paese diverso da quello di residenza e l’integrazione delle popolazioni immigrate all’interno delle società rappresenta una preoccupazione crescente per i policy makers. Nel mercato del lavoro italiano la componente di forza lavoro straniera è divenuta sempre più significativa e consistente, e rappresenta, oggi, un elemento cruciale per lo sviluppo economico-produttivo del Paese. In Italia, come dimostrato da molti studi e ricerche di settore, l’incidenza dei lavoratori immigrati sulla forza lavoro e sulle nuove assunzioni è in costante crescita. La propensione degli imprenditori a reclutare lavoratori extracomunitari ha oscillato, nel 2006, tra il 15,2% e il 23,3%, secondo i dati del sistema informativo Excelsior - Unioncamere - Ministero del Lavoro. Le nostre fabbriche e i nostri laboratori artigianali sono diventati delle realtà multietniche in cui convivono e lavorano l’uno a fianco all’altro persone provenienti da tutte le parti del mondo. Per chi opera in simili realtà spesso è difficile rapportarsi con gli altri non solamente per problemi di linguaggio, ma anche per modi, usi e costumi diversi; ciò ha implicazioni negative sulla serenità dell’ambiente di lavoro e sull’efficienza dell’attività produttiva. I rapporti con “il diverso”, con “il nuovo”, le incomprensioni o, peggio, le contrapposizioni che da queste derivano, coinvolgono la vita di milioni di persone e il loro destino lavorativo. Questo nuovo scenario pone l’esigenza non solo di garantire un più stretto equilibrio tra mercato del lavoro e politiche di integrazione sociale dei lavoratori stranieri, ma anche di favorire l’instaurazione, all’interno dei luoghi di lavoro, di pratiche positive di convivenza mirate all’inclusione sociale e al contrasto di ogni forma di discriminazione su base etnica e razziale. L’UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - ha il compito di attuare il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, ed è stato istituito con il decreto legislativo n. 215/2003 che ha recepito la direttiva comunitaria 2000/43/CE. Il 16 novembre 2004, con la nascita dell’UNAR, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, si è voluto dare una risposta concreta all’esigenza di promuovere l’effettiva parità di trattamento e rimuovere qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla razza o l’origine etnica, anche considerando il diverso impatto che le stesse discriminazioni possono avere su uomini e donne, nonché il rapporto con altre discriminazioni a carattere culturale e religioso. In particolare, l’UNAR fornisce ausilio nei procedimenti giurisdizionali o amministrativi alle vittime delle discriminazioni; riceve ed esamina direttamente le denunce da parte di potenziali vittime di azioni discriminatorie o da parte di possibili testimoni; promuove l’adozione, da parte di soggetti pubblici e privati, di azioni positive dirette a evitare o compensare le situazioni di svantaggio che possono essere connesse alla razza o all’etnia; svolge campagne di sensibilizzazione sul fenomeno della discriminazione e promuove studi, ricerche e corsi di formazione. Al fine di conseguire alcuni dei sopraelencati obiettivi, l’UNAR e la Confindustria hanno elaborato una strategia congiunta per promuovere ambienti di lavoro in cui la parità di trattamento di tutti i lavoratori, di qualunque etnia essi siano, diventi un valore comune e riconosciuto. Il primo passo di questa strategia è stato la stipula, il 18 ottobre 2005, di un Protocollo d’intesa fra l’UNAR, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e UGL e le associazioni dei datori di lavoro Confindustria, Confartigianato e Confapi, relativo a un programma di misure per la prevenzione e il contrasto alle discriminazioni razziali nei luoghi di lavoro e di promozione di azioni positive. Con tale iniziativa, l’UNAR, le parti sociali e datoriali hanno condiviso l’esigenza di affrontare il problema della convivenza nei luoghi di lavoro di persone di diversa origine etnica, attraverso strumenti di formazione e di sensibilizzazione sia dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali, che del management e delle parti datoriali. Nel 2006, è stato realizzato un progetto pilota di formazione destinato alle aziende e al management del Triveneto. Attraverso queste attività formative, l’UNAR ha cercato di dimostrare che se un’azienda promuove i principi della responsabilità sociale e previene ogni forma di discriminazione razziale ottiene, conseguentemente, una maggiore produttività del personale e un ritorno d’immagine ampiamente positivo. Infatti, se esistono, all’interno del luogo di lavoro valori come la cooperazione, l’integrazione, il rispetto per la dignità umana e la “diversità” intesa come plusvalore dell’azienda, si instaura un clima favorevole sia interno all’azienda, che esterno a essa, che favorisce un maggiore sviluppo economico-produttivo. Nel 2007, l’UNAR intende realizzare una ricognizione delle buone pratiche adottate nei luoghi di lavoro sul tema della convivenza interetnica e dell’inclusione sociale. Scopo dell’indagine è quello di far conoscere le politiche di gestione di quelle aziende che si sono contraddistinte nelle attività di integrazione multietnica e di valorizzazione delle diversità culturali. A conclusione di tale indagine, verrà assegnato un “Premio per le buone pratiche aziendali”. Il test di autovalutazione vuole fornire agli imprenditori sensibili alle problematiche dell’integrazione un semplice ed efficace strumento per la valutazione del livello di integrazione e valorizzazione delle diversità realizzato in ambito aziendale. Questo test, inoltre, servirà all’UNAR sia per far emergere e rendere pubbliche le esperienze positive, sia per valutare se le misure adottate, promosse e messe in atto sono adeguate ai fini della partecipazione al “Premio”. Le imprese che decidono di partecipare dovranno presentare in modo più approfondito, e secondo le modalità che riterranno più opportune, il loro caso aziendale all’Ufficio, perché l’esperienza dell’azienda possa essere registrata come buona pratica ai fini della partecipazione al “Premio”. Per dare adeguata visibilità alle esperienze positive delle imprese coinvolte nell’indagine, l’UNAR ha intenzione di realizzare per la presentazione dei risultati ottenuti una Conferenza Nazionale con la collaborazione di Confindustria. In quella sede, verranno assegnati i “Premi per le buone pratiche aziendali”, a favore dei dipendenti di origine straniera, che saranno pubblicizzati nei principali media nazionali.
(Per partecipare al “1° Premio Nazionale per le buone pratiche aziendali”, contattare la segreteria UNAR: 06/67792267)
m.buemi@palazzochigi.it
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