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QUALEIMPRESA
 IL DIVANO DI QUALEIMPRESA
Edrissa Sanneh in arte Idris
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di Orietta Sdoja
Giornalista e opinionista italiano d’origine senegalese. Nato il 2 gennaio 1951 a Brufut (Gambi) da una famiglia poligama. “Mio padre aveva 4 mogli - ci racconta Idris - e siamo in 21 fratelli. Papà era un uomo fantastico e mamma è una donna meravigliosa. Nasco in una famiglia dove è importante dire la verità e questo mi ha aiutato molto nella vita”. Inizia gli studi in Senegal. Arriva in Italia nel 1972, con una Borsa di Studio ottenuta all’Università per Stranieri di Perugia. Si trasferisce a Brescia dove, terminati gli studi, comincia a lavorare come dj nelle discoteche e nelle radio locali. Supporter juventino per eccellenza, diventa uno dei volti più familiari tra gli sportivi italiani. È papà di Laura, Binta, Hadidja e Hadin. E nonno del piccolo Pietro. Appassionato di cucina, pratica molti sport ma… non sa nuotare.
Ciao “fratello”, come va? Sto bene, “sorella”. Chi è Edrissa Sanneh, in una parola? Sono un operaio del pensiero. Ti senti più italiano o senegalese? Ragiono in italiano e mi emoziono senegalesemente. Come mai ti sei stabilito in Italia?Perché amo la storia degli Etruschi. Il ricordo più bello della tua infanzia. E quello più triste. Tanti sono i ricordi belli della mia infanzia. La scomparsa di mio Padre è, sicuramente, quello più doloroso. 1 papà, 4 mamme e 21 fratelli. Il segreto per vivere in armonia in una grande famiglia. Il rispetto degli spazi in comune. La tolleranza. Dire sempre la verità. Da dj a giornalista sportivo e opinionista. E adesso…che pensi di fare “da grande”? Mi piacerebbe diventare il Direttore della Rai Internazionale. Hai diretto il Tg multietnico su Rete Brescia, venendo a contatto con storie di extra-comunitari discriminati e poco integrati. Ti sei mai sentito così? Pochissime volte. Pregi e difetti dell’Italia. L’Italia è un Paese che ha mari, monti, laghi, sole, belle donne, buonissimo cibo, abiti eleganti, bella gente, etc…ma poche cose funzionano, tra le quali una politica confusa. Credi che il nostro Paese sia accogliente verso gli extra-comunitari? Credo proprio di sì, nonostante tutto! Qual è stata la tua maggiore difficoltà, appena arrivato a Perugia? Atenei troppo affollati. Quali errori consiglieresti di evitare ai lavoratori immigrati? Il comunitarismo. La governance dei flussi migratori è complessa e delicata, che impone ai ceti dirigenti scelte coraggiose e a volte impopolari. Sei d’accordo? Le scelte coraggiose sono quasi sempre impopolari. Però, quando servono, bisogna farle. I Giovani Imprenditori di Confindustria, al convegno “Immigrazione, risorse per l’Italia”, hanno presentato 6 proposte: cambiare il sistema delle quote, puntare sull’immigrazione di qualità, attrarre i “talenti” dal resto del mondo, incentivare la legalità degli immigrati per aumentare la sicurezza, semplificare le procedure, definire una strategia europea per gestire i flussi migratori come leva per lo sviluppo. E…una tua proposta? Quelle dei Giovani Imprenditori sono, certamente, delle belle proposte. Ma volere espressamente una immigrazione “scelta”, significa privare i Paesi in via di sviluppo dei loro uomini migliori sui quali hanno investito molto. La mia proposta è di creare sviluppo in loco investendo su sanità, istruzione, infrastrutture varie e, considerando che i Paesi di cui parliamo sono ricchi di materie prime, perché non farli partecipi dello sfruttamento delle loro ricchezze? Sei favorevole alla “chiamata diretta e nominativa” dei lavoratori stranieri? Sì, se non è controllata dal caporalato truffaldino e nepotista. Non credi che un’Italia dall’identità forte, anche sul piano del rispetto religioso, degli ideali e delle tradizioni possa essere una garanzia per tutti, nativi e immigrati? Credo proprio di sì. Tra l’altro, l’Italia è un Paese laico per definizione. La proposta di Gianfranco Fini sul voto agli immigrati è rimasta un po’ nel dimenticatoio. Secondo te, quanto hanno “frenato” le differenze culturali e le paure dell’Islam? A dire il vero, prima del mio “fratello Fini” la proposta fu fatta dalla sinistra. E allora gli “scettici” hanno preteso, secondo me giustamente, i voti degli “italiani all’estero”. Ora che l’obiettivo è stato raggiunto, si può rallentare l’iter procedurale del voto agli immigrati per paura che questi ultimi votino per il centro sinistra. L’Islam e le differenze culturali sono attenuanti, nate all’indomani dell’“11 settembre”. Integrazione delle etnie, delle culture e delle religioni vuol dire, soprattutto, rispetto…ma per chi accoglie e anche per chi è accolto. Qual è il tuo pensiero? La reciprocità del rispetto delle leggi, delle religioni, delle culture è fondamentale per una migliore convivenza. Perciò, noi immigrati abbiamo il dovere di rispettare gli usi, i costumi e le tradizioni del popolo che ci ospita. Sei credente, Idris? E quando ti trovi “a tu per tu” con il tuo Dio, cosa gli dici? Sono un credente e ho una fede ineluttabile in Dio. “A tu per tu” con Lui, gli chiederò perdono. Ti senti un uomo libero? In un certo senso, sì. Se potessi partire adesso, dove andresti? Ovunque, basta che ci sia il sole. Dovrebbero invidiarti perché… Non vorrei essere invidiato, perché l’invidia fa male a chi la fa e a chi la riceve. La tua soddisfazione più bella e il tuo peggiore rimorso? La mia bella famiglia. Di essere stato coinvolto in un incidente stradale, dove ci fu un uomo che ha perso la vita. Una cosa che ti manca, tantissimo. Il beauty farm. La tua passione più grande. Dopo la Juventus, ovviamente… La cucina. Star bene, per te, vuol dire… Essere sereno. L’offesa più amara che hai ricevuto e il più bel complimento? L’offesa, quando non ho detto la verità in un diverbio con mia moglie. E il complimento “sei un bravo figlio”, dalla mia mamma. L’integrazione razziale secondo te: un miraggio o una realtà? Un miraggio e una realtà. Se guardi al futuro, cosa vedi? Vorrei vedere l’Universo in pace. L’augurio più bello che faresti al tuo nipotino Pietro… Di essere sereno. Come vedi il mondo? Bianco? Nero? O di tutti i colori? Sono daltonico! Un messaggio ai Giovani Imprenditori di Confindustria che ti stanno leggendo e un saluto nella tua lingua d’origine. Di essere coraggiosi, innovatori, di studiare continuamente altri mondi per il benessere dell’Umanità. Li saluto augurando: iamme, khewal ak wergu iaram (pace, prosperità e salute).
o.sdoja@confindustria.it
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