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QUALEIMPRESA
 IL BEL PAESE...DELLE RIFORME
Siamo contro "le foglie di fico"
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Completamento della Legge Biagi per favorire la crescita occupazionale. Sostegno ai valori della Famiglia fondata sul matrimonio. Liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Elaborazione di una nuova legge elettorale. Integrazione degli immigrati in Italia. Questi i punti salienti su cui intervenire. Gianfranco Fini, Presidente e leader di Alleanza Nazionale.
di Coletta Ballerini
Troppe le “foglie di fico” a cui, nel corso degli anni, il potere ha fatto ricorso per coprire le sue “vergogne”. Ma, adesso, è arrivato il momento di dire basta. Di iniziare ad avviare in Parlamento seri confronti per risolvere i problemi ancora aperti che affliggono l’Italia. Queste le parole di Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, che ai giovani rivolge l’invito “di essere ottimisti e di coltivare il concetto di meritocrazia”. Bisogna mettere in moto, al più presto e in modo concreto, la macchina già avviata delle riforme. A cominciare, in ambito occupazionale, dal testo della Legge Biagi. Che non deve essere superata, bensì completata. Per risolvere finalmente il problema degli ammortizzatori sociali e delle nuove tutele, come aveva iniziato a fare il Governo Berlusconi. Da non trascurare, per il leader di AN, neppure il piano delle liberalizzazioni, puntando l’attenzione su energia, trasporti, rifiuti e distribuzione dell’acqua. Impellente anche il problema della riforma elettorale. Per cambiare l’attuale sistema di voto e ottenere una legge bipolare che garantisca l’identità dei partiti e il sistema dell’alternanza. Infine, le proposte di legge sulle unioni di fatto e sull’immigrazione, i temi più importanti su cui riflettere e che, oggi, il Governo si trova a fronteggiare. “Con l’auspicio - commenta Fini - che, da qui a qualche tempo, non ci si trovi a discutere ancora delle stesse cose”! Onorevole, purtroppo c’è ancora un tasso molto alto di disoccupazione giovanile nel nostro Paese. La Riforma Biagi rimane ancora l’unico strumento valido per migliorare la situazione? La Legge Biagi è la dimostrazione di come si possano coniugare i valori di solidarietà e di giustizia sociale con le esigenze dell’economia e del mondo del lavoro. Ha contribuito a far emergere il lavoro nero e ha favorito la crescita occupazionale dei giovani e anche delle fasce lavorative più deboli, consentendo contratti flessibili tipizzati e quindi non precari. Questo è un merito della Legge che, in una fase di difficoltà economica per il Paese, ha consentito di ottimizzare i posti di lavoro, senza minare la crescita dei contratti a tempo indeterminato. Ovviamente, per produrre al meglio i suoi effetti, dovrebbe essere sostenuta da una fase di crescita dell’economia. Obiettivo che l’attuale Governo di centrosinistra, nonostante il trend positivo che sta attraversando l’Europa, non ha affatto favorito con la sua politica fiscale opprimente e vessatoria. La Legge Biagi va quindi completata e non superata, affrontando innanzitutto il problema degli ammortizzatori sociali e delle nuove tutele, come aveva iniziato a fare il Governo Berlusconi. Un invito che rivolgo ai giovani è di essere ottimisti e di coltivare il concetto di meritocrazia, perché è questo che deve farsi spazio fra i ragazzi. Il posto fisso appartiene a un’epoca che non c’è più. La Patria, il Rispetto, la Famiglia. Valori tradizionali, a cui il suo partito si è sempre ispirato. Cosa ne pensa del progetto di legge sulle nuove forme di “unioni”, che aspira a mutare il concetto costituzionale di Famiglia? Si tratta di un manifesto ideologico. Un compromesso politico dal forte valore simbolico per compiacere chi, nella sinistra, sostiene una sostanziale equiparazione tra la Famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di convivenza. Il Governo ha preferito alzare la bandiera ideologica non avvertendo la necessità di tutelare i diritti della Famiglia. Alleanza Nazionale, invece, si è sempre battuta, in Parlamento e fuori, per un totale e concreto sostegno ai valori della Famiglia fondata sul matrimonio. Il 12 maggio, infatti, AN è stata presente al Family day, in modo laico e senza bandiere. Condivide il piano di liberalizzazioni avanzato dal Ministro Bersani? Quali delle sue idee la trovano concorde e da quali, invece, dissente? Non ne condivido la filosofia di fondo. Contiene piccole cose che non faranno danni, ma anche troppe omissioni e alcune immissioni incomprensibili, come, per esempio, l’annullamento dei contratti affidati alla Tav. La vera grande sfida è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che rappresentano una sacca di socialismo municipale. Dobbiamo intervenire seriamente, puntando sulla necessità di liberalizzare energia, trasporti, rifiuti e distribuzione dell’acqua. Sarebbe una buona occasione per un confronto serio in Parlamento. Noi non siamo contro le liberalizzazioni. Siamo contro le foglie di fico. “Firmerò personalmente per il referendum sulla legge elettorale” ha dichiarato qualche tempo fa. Ma quale sarà l’impatto nel percorso di riforma, con l’imminente nascita del Partito Democratico? La nascita del Partito Democratico mi sembra stia creando parecchie ambiguità nel centrosinistra e nel Governo. Troviamo tre Ministri che firmano per il referendum, mentre un altro minaccia la crisi. Non vorremmo che sia soltanto un modo per allungare il più possibile la legislatura. Io ho firmato perché se si raccolgono le firme, in Parlamento si lavora in modo più spedito e convinto per una nuova legge elettorale. Alleanza Nazionale, difatti, si attiverà fino alla fine per cambiare l’attuale sistema di voto e ottenere una legge bipolare che garantisca l’identità dei partiti e il sistema dell’alternanza. Se si riesce a fare la riforma in Parlamento, a noi va benissimo. C’è, però, un limite di tempo preciso oltre il quale tutto diventa una presa in giro: se il Parlamento non ha la volontà, la forza, la capacità e l’interesse di fare questa riforma, il referendum diventa strumento obbligatorio e allora ci penseranno gli elettori. “L’immigrazione è un fenomeno utile all’economia e alla società italiana, ma deve essere ‘organizzata’. Per questo, vanno migliorate le politiche di integrazione e di accoglienza”. Queste le parole del suo successore al ministero degli Esteri, Massimo D’Alema. Qual è la sua opinione in merito alla proposta di riforma della Bossi-Fini? Mi sembra che il Governo giochi un po’ con le parole, partendo dal presupposto che in Italia ci siano tanti clandestini. Il che è vero, ma non è certo da addebitare alla nostra legge, bensì al fatto che, in molti casi, la Magistratura non ha dato corso alle espulsioni. Oggi, il Governo ha deciso di far entrare nel Paese, non come clandestini, tutti coloro che vogliono entrare, con tutti i problemi che questa scelta comporterà. Ci saranno tanti che verranno in Italia, o con lo sponsor o dichiarando di essere in grado di sostenersi economicamente, cercheranno lavoro e non lo troveranno e, allora, saranno così costretti a vivere di stenti o a delinquere. Non trovo giusto la reintroduzione della figura dello sponsor, prevista già nella Turco-Napolitano e rivelatasi un fallimento. Il pilastro della legge, che porta anche il mio nome, continua a essere il tema dell’integrazione: viene chi ha un lavoro e non chi lo vuole cercare. Trovo positivo, invece, che per alcune categorie, come le badanti e le colf, sia stato adottato un correttivo. Le recenti indiscrezioni giornalistiche, le intercettazioni telefoniche, il caso “Vallettopoli” impongono una seria riflessione sul concetto di privacy. Lei, che della riservatezza è sempre stato un grande fautore, come giudica questi episodi? Pure trappole mediatiche o seri problemi su cui è necessario intervenire? La verità è che siamo arrivati a un imbarbarimento della vita civile, di fronte a cui è giusto prendere delle iniziative, sperando che poi trovino riscontro nei fatti. È un problema non solo di correttezza dell’informazione, ma anche di rispetto delle dignità della persona, che non riguarda questo o quel personaggio. La situazione in cui si trova la società italiana è preoccupante e credo che la preoccupazione non debba essere in virtù della vittima di turno. L’auspicio è che, da qui a qualche tempo, non ci si trovi a discutere delle stesse cose.
colettaballerini@comunicazione2000.com
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