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QUALEIMPRESA
 IL BEL PAESE...DELLE RIFORME
Quel pasticcio...da sanare!
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“Avevamo i partiti, che non erano il massimo, ma erano una cosa seria. Abbiamo scelto di sostituirli nella menzogna del grande repulisti giudiziario e il risultato è stato molta incultura e molta inciviltà formale nelle classi dirigenti”. Giuliano Ferrara, Direttore de “Il Foglio”.
di Elena Mastroieni
Mancanza di una vera leadership e grave frammentazione culturale e politica. Sono questi i due più grandi “peccati” nel panorama civile italiano, agli occhi di Giuliano Ferrara - Direttore del quotidiano “Il Foglio” e conduttore della trasmissione televisiva “Otto e mezzo” su La7. Una convivenza civile “mascherata” da parole rozze e incivili. È lo scenario in cui si presenta l’Italia: un Paese che procede in modo informale e casuale. Sotto la sorveglianza di potenze straniere, come Ue, Stati Uniti e Vaticano. Che, “per fortuna”, lo controllano. E oggi, per superare l’impasse in cui il Belpaese si trova, si rendono necessarie misure riformistiche. Una nuova Legge Elettorale, per attribuire maggiori poteri al Presidente del Consiglio e togliere ambiguità istituzionale al ruolo del Capo dello Stato. Ma anche un intervento sul codice civile in materia di “unioni di fatto”, per sanare piccole questioni e bisogni individuali. Provvedimenti indispensabili per correggere tutti quei danni che gli schieramenti, che si sono alternati al Governo nel corso degli anni, hanno combinato. Veri e propri “pasticci”, di cui le cause sono chiare, ma non altrettanto lo sono le soluzioni, almeno quelle realistiche e fattibili in tempi brevi. Sembra che per uscire dall’impasse politica italiana serva una nuova legge elettorale. Ma davvero, con tutti i problemi che ha l’Italia, la riforma della legge elettorale è una questione così prioritaria? Se ci sono tanti partiti, non sarà semplicemente perché è la frammentazione della società italiana a richiederlo? La legge elettorale varata a suo tempo, alla crisi della prima Repubblica, era buona. Sarebbe bastato togliere la quota proporzionale del 25 per cento e ne avremmo avuta una ottima. Ma anche così ha garantito legislature governabili e l’alternanza, per la prima volta, di forze diverse alla guida del Governo. Bisognava insistere su quella strada, che è anche una cultura. Riformare la Costituzione attribuendo maggiori poteri al Presidente del Consiglio e togliendo ambiguità istituzionale al ruolo del Capo dello Stato. Invece, per ragioni tattiche non particolarmente commendevoli, Berlusconi ha fatto due cose contraddittorie: una buona riforma costituzionale, che dopo la sua sconfitta elettorale di misura è stata abrogata da un voto legittimo e rispettabile, ma politicamente pavido degli italiani, e una riforma elettorale ancora maggioritaria, per il premio di maggioranza, ma proporzionale nell’attribuzione dei seggi e nella disponibilità dei seggi per le segreterie dei partiti coalizzati. Un pasticcio che il referendum, se passasse, potrebbe sanare solo in parte. Ma tutto questo pasticcio perché è accaduto? Per mancanza di leadership, come dice lei, per frammentazione culturale e politica del panorama civile italiano. Il bipolarismo sarà in crisi, ma la frammentazione è solo foriera di equivoco. Se non possiamo fare “come Sarkozy” è per questa ragione. Ed è un peccato! Come giudica il rinnovato atteggiamento del Cavalier Berlusconi? Ha partecipato al Congresso dei Ds. Ha mostrato segnali di apertura per un accordo bipartisan per la legge elettorale. È la sua nuova strategia, per imporsi come leader unico del centro-destra o cos’altro? No. Queste sono varianti umorali e tattiche di una stupenda personalità della nostra società civile, un imprenditore di Milano che si è prestato alla politica per difendere la sua libertà di imprenditore e con essa la libertà di tutti. Un uomo che sarà sempre con un piede fuori della politica e uno dentro, nel senso che non sarà mai riducibile al ruolo di semplice capopartito o capocoalizione. Un populista democratico e liberale che ha cambiato l’orizzonte della politica e della comunicazione pubblica in Italia e ha corso un’avventura storica, affascinante, di livello europeo e mondiale. Ora, Berlusconi sta cercando il modo di rinverdire il suo messaggio e il suo segno, costruendo - e che gli riesca certo non è detto, perché è un progetto difficile - una candidatura che possa succedergli e che non sia il rientro nell’ovile della politica tradizionale, nella quale non crede. La Telecom è stata venduta. Colpa delle recenti indagini sulla violazione della privacy? O un’oculata scelta aziendale? Qual è la sua opinione, da giornalista e conduttore di un programma che va in onda su La7, rete controllata dal Gruppo di telefonia in questione? La7 è controllata, io no. Mi controllo da solo, pur essendo un salariato regolare senza pretesa di essere giornalista libero e con la schiena dritta. Ce l’ho anzi un po’ incurvata dagli anni, ma questo non mi vieta di dire la mia verità. Telecom è stata privatizzata male, poi è entrata nella spirale perversa tra mercato e politica. Tronchetti l’ha venduta perché giornali della concorrenza finanziaria, magistratura e poteri finanziari e bancari a lui ostili volevano fargli la pelle, approfittarne, come si dice. L’unica cosa importante, dal punto di vista del mercato, è che l’abbia venduta al prezzo stabilito dall’offerta americana, invece di lasciarsi espropriare con garbo dalle solite consorterie. Quanto alla gestione, vedremo: gli utenti, i consumatori, gli azionisti sanno che le cose possono sempre andare meglio, ma anche peggio. L’Italia è in una situazione difficile. Politicamente complessa e articolata. Sia per il Governo, sia per l’opposizione. Le battaglie parlamentari sono all’ordine del giorno… ma è proprio impossibile una convivenza civile, in questo nostro Paese? C’è una convivenza civile mascherata da parole rozze e incivili. Avevamo i partiti, che non erano il massimo, ma erano una cosa seria. Abbiamo scelto di sostituirli nella menzogna del grande repulisti giudiziario e il risultato di questa delega codina alla magistratura è molta incultura e molta inciviltà formale nelle classi dirigenti. Per la sostanza, l’Italia procede come ha sempre fatto, in modo informale e casuale, sotto la sorveglianza di potenze straniere (Ue, Stati Uniti e Vaticano). Per fortuna che ci sono loro. Il disegno di legge sui “dico” ha scatenato forti attacchi da parte dell’estrema sinistra, nei confronti delle posizioni assunte dalla Chiesa. Quasi a ricordare gli scontri sorti, negli anni Settanta, attorno al referendum sul Divorzio. Se dovesse scommettere sul futuro giuridico delle coppie di fatto, punterebbe sull’approvazione del disegno di legge oppure sul suo boicottaggio? La Legge Bindi-Pollastrini non ha futuro. Ma un intervento sul codice civile per sanare piccole questioni e bisogni individuali, già in larga parte riconosciuti, si farà, prima o poi. E io sono favorevole.
elenamastroieni@comunicazione2000.com
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