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QUALEIMPRESA

IL BEL PAESE...DELLE RIFORME
GIUSTIZIA










Cambio di Regione per i giudici che vogliono fare i Pubblici Ministeri. Verifiche, ogni quattro anni, sulla professionalità dei Magistrati, con conseguenze sugli stipendi in caso di valutazione negativa. Controlli, ogni due anni, per i Capi degli uffici giudiziari che - se risulteranno inadeguati - perderanno l’incarico. E, infine, un doppio canale di accesso alla Magistratura. Sono queste le linee portanti del disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, proposto dal Ministro Clemente Mastella.
Per accedere alla Magistratura, non basterà più la sola laurea in Giurisprudenza. Per partecipare al concorso ordinario, bisognerà già essere in possesso di un titolo derivante dal superamento di un vaglio precedente. Tra le prove scritte, ce ne sarà anche una pratica: la redazione di una sentenza; mentre tra quelle orali, ci sarà una lingua straniera.
All’accesso tradizionale si affiancherà quello per “corso-concorso”, destinato ai laureati più meritevoli (media di 28 agli esami e non più di 35 anni di età), che per due anni percepiranno anche una Borsa di Studio di 900 euro mensili.
Una scuola ad hoc si occuperà della formazione dei Magistrati, per i quali aggiornarsi e riqualificarsi diventerà un obbligo per tutto l’arco della carriera. Almeno ogni quattro anni, ognuno di loro dovrà frequentare un corso. La scuola avrà tre sedi (a Bergamo, a Firenze e a Benevento) e il suo Comitato Direttivo sarà nominato per metà dal Ministro della Giustizia e per metà dal Csm. Ne faranno parte sette Magistrati, tre Docenti universitari e due Avvocati.
Gli aumenti di stipendio saranno legati al superamento delle valutazioni di professionalità previste ogni quattro anni e affidate al Csm. “Sotto esame” la competenza tecnico-giuridica, ma anche l’efficienza e la produttività, il rapporto tra i mezzi utilizzati e i risultati raggiunti, la capacità di utilizzare il lavoro di gruppo. Qualità che saranno valutate anche a partire dai provvedimenti emessi dal Magistrato. E se ci saranno due bocciature, il Magistrato sarà dispensato dal servizio.
Per quanto concerne il cambio di funzioni Giudice-Pm, il passaggio potrà essere chiesto solo dopo almeno cinque anni di servizio in ciascuna funzione, dopo aver frequentato un corso e aver conseguito un giudizio di idoneità. Sarà obbligatorio cambiare distretto, il che equivale sostanzialmente al territorio di una Regione.
Gli incarichi direttivi diventeranno temporanei: sulla poltrona di Capo di un ufficio giudiziario non si potrà sedere per più di 4 anni, rinnovabili una sola volta, ma solo comunque partecipando a un nuovo concorso. I responsabili degli uffici giudiziari saranno sottoposti a un controllo di gestione, ogni due anni: chi si rivelerà inadeguato, perderà l’incarico.
In Cassazione, per accedere alle funzioni di legittimità, bisognerà avere attitudini specifiche che saranno vagliate da una Commissione speciale. L’ultima parola spetterà, però, al Csm.
Il Procuratore resterà il titolare unico dell’azione penale, ma le sue scelte sull’assetto organizzativo da dare alla Procura saranno vagliate dal Csm.
Infine, il numero dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura sarà riportato a 30: 20 togati e 10 laici. L’elezione dei togati avverrà secondo il sistema proporzionale con liste contrapposte.

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1° commento
di Nicola Cesare
Presidente Regionale Giovani Imprenditori Molise


L’impianto generale del disegno di riforma del sistema giudiziario proposto dal Guardasigilli Mastella mi sembra ben congegnato. Esso parte, infatti, dall’assunto che l’ordinamento giudiziario, in quanto elemento fondamentale per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche, debba basarsi sul concetto di meritocrazia e di formazione per l’intera vita lavorativa. Sono proprio questi gli aspetti che considero di maggior interesse, perché indissolubilmente legati ai temi maggiormente cari a noi Giovani Imprenditori: competenza, produttività, efficacia ed efficienza nella guida quotidiana delle proprie imprese. Un ulteriore elemento di sicuro interesse è costituito dalla netta separazione delle funzioni fra Magistratura giudicante e inquirente, che contribuisce a rendere effettivo il principio di terzietà del Giudice e il riequilibrio fra l’accusa e la difesa. Di minor impatto sulla professionalità del Magistrato è, a mio avviso, la prova di conoscenza di una lingua straniera, mentre mi trova nettamente contrario l’idea del corso/concorso a favore dei “laureati più meritevoli”, come canale di accesso alla Magistratura alternativo al concorso tradizionale; in tal modo, si stabilisce un criterio che non tiene in debita considerazione il differente grado di difficoltà e di selettività del percorso formativo offerto dalle centinaia di Università italiane. Il merito, a mio parere, si dimostra sul campo e non è un caso il fatto che la Scuola Normale Superiore, che è unanimemente riconosciuta come il miglior centro formativo e di ricerca italiano e che ha annoverato fra i suoi allievi nomi del calibro di Carducci, Fermi, Rubbia e Ciampi, consideri ininfluente il voto di diploma ai fini dell’ammissione ai suoi corsi.


2° commento
di Bruna Dini
Presidente Regionale Giovani Imprenditori Toscana


Ho l’impressione che la proposta di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario affidata alle cure del Ministro Clemente Mastella sia, per le imprese, un’ulteriore occasione persa.
È senz’altro importante riformare e disciplinare diversamente l’accesso alla carica di Giudice e di Magistrato e la loro rispettiva carriera, ma questo a mio parere è solo il primo e neppure fondamentale passo per risolvere i problemi della Giustizia che fanno indossare all’Italia la maglia nera europea.
Un po’ come nella sanità, ottima la verifica sulla preparazione dei medici, ma ai pazienti e agli ospedali pensa qualcuno?
Perché non c’è dubbio alcuno che, per una corretta amministrazione della Giustizia, debbano concorrere tutti gli elementi che la compongono, insieme e armonicamente: Magistrati preparati e in numero adeguato ma anche sedi e strumenti operativi aggiornati; Avvocati che non lucrino sui rinvii delle sentenze e tasso di litigiosità frenato o risolto, nei casi meno gravi, da diversi tipi di giudizio che non intasino le aule.
Perché è lo scarso numero dei Magistrati e degli strumenti a loro disposizione, sedi comprese, a rendere il loro lavoro ingiusto per chi la Giustizia l’aspetta, sia penale che civile. Ed è, forse, nell’ambito di quest’ultima che si incontrano le maggiori difficoltà. E tra queste la più drammatica per il mondo delle imprese è quella dei tempi. Affidarsi alla Giustizia diventa allora l’ultima spiaggia dove, solitamente, a soccombere è l’attore più debole e non già quello in torto.
La promessa del Ministro di contenere i tempi di un processo in 3 anni è insieme importante e paradossale.









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