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QUALEIMPRESA
 IL BEL PAESE...DELLE RIFORME
IMMIGRAZIONE
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L’ampliamento delle quote d’ingresso, l’abolizione dei centri di permanenza temporanea e maggiori possibilità per la regolarizzazione e il rilascio del permesso di soggiorno sono i principali temi al centro del disegno di legge, per rendere meno precaria la presenza dei migranti in Italia. Alla base della proposta di legge c’è una programmazione (che dovrebbe essere triennale) dei “flussi”, molto più ampia di quella esistente. Le quote terranno conto del mercato del lavoro (si stimano in circa 250-300 mila gli ingressi nel nostro Paese, regolari o meno) che corrispondono alla domanda interna di lavoro e alle dinamiche demografiche. La proposta implica, inoltre, che l’ingresso nel nostro Paese debba essere legato alla dimostrazione di un certo livello di garanzie economiche. Il migrante che vorrà venire a lavorare in Italia dovrà dimostrare la disponibilità di 5 mensilità dell’assegno sociale, corrispondenti a circa 2.000 euro. Tali risorse potranno essere depositate sia dal cittadino straniero che si trova ancora nel Paese di origine, sia da un “garante” in Italia, che può essere un cittadino straniero, regolarmente soggiornante, un privato, un’associazione o un’impresa. Si tratterebbe quindi della reintroduzione dello sponsor, abolito dalla Bossi-Fini. Una volta entrato in Italia, il migrante potrà restarvi per un anno per cercare lavoro. La legge proposta prevede, poi, il rilascio di un permesso di soggiorno per un anno allo straniero che abbia contratti di lavoro a tempo determinato inferiori a sei mesi e di permessi di durata biennale per contratti più lunghi. Chi è assunto a tempo indeterminato avrà, invece, un permesso di soggiorno della durata di tre anni (attualmente sono al massimo due anni). Per chi rimane senza lavoro o per coloro ai quali scade il contratto a tempo determinato è previsto un permesso di durata annuale, per attesa di occupazione, prorogabile una sola volta in presenza di adeguati mezzi di sussistenza. Dopo cinque anni di permanenza in Italia, il cittadino straniero potrà aver diritto alla “carta di soggiorno”, cioè a un documento a tempo indeterminato. Previste anche agevolazioni per il ricongiungimento delle famiglie. Si propone di semplificare le procedure e di ampliare le tipologie di parenti che possono entrare: oltre al coniuge e ai figli minori, anche i figli maggiorenni e i genitori, che oggi possono entrare ma con requisiti definiti dai promotori della legge troppo “restrittivi”. La modifica delle norme sugli ingressi ha “l’obiettivo di diminuire considerevolmente l’area d’immigrazione clandestina - hanno spiegato i relatori del ddl - tuttavia non esiste un motivo ragionevole per impedire che chi ha costruito un percorso di inserimento in Italia non possa accedere ai meccanismi di regolarizzazione”. In questo senso, è prevista sia la possibilità di regolarizzarsi consensualmente con il proprio datore di lavoro, sia la regolarizzazione per denuncia o accertamento di lavoro nero. Anche sulla valutazione di una commissione composta dal Prefetto, Questore, organizzazioni sindacali e datoriali, associazioni di tutela. Ultimo punto qualificante della proposta è l’abolizione dei Centri di permanenza temporanea, i cosiddetti Cpt. Gli immigrati saranno accolti in strutture aperte, in cui garantiranno la propria reperibilità. Nei casi in cui è necessario procedere all’espulsione, sarà il Giudice ordinario a prendere la decisione e non più il Prefetto, come avviene oggi. Nel caso in cui il Giudice ritenga che il migrante possa rendersi irreperibile, può disporre la misura di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno in una determinata località (il proprio domicilio o, se non lo ha, altre strutture) e obbligo di dimora in determinate ore della giornata. Il migrante che si rende irreperibile sarà sottoposto al fermo di polizia e alla successiva espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera.
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1° commento di Matteo Forapani Presidente Regionale Giovani Imprenditori Piemonte
Decolla la revisione legislativa della Bossi-Fini. Il 24 aprile il Governo ha approvato il disegno di legge delega Amato-Ferrero. Il nuovo testo sull’immigrazione non è un’abrogazione integrale della precedente ma comunque forza il modello di base. Buone le prime indicazioni. Altre andranno approfondite. Trattandosi di un disegno di legge delega ci sarà tutto il tempo, per poter migliorare alcuni punti nel corso dell’iter parlamentare. Molti gli imprenditori, e io sono tra questi, che concordano sulla necessità di implementare, nel Mercato del Lavoro, gli immigrati. Che piaccia o meno, gli immigrati sono per l’Italia una risorsa fondamentale e imprescindibile per lo sviluppo economico. Da sottolineare il tentativo del Governo di mettere il “lavoro” al centro della riforma. Due i passaggi fondamentali: facilitare la domanda e l’offerta di manodopera, razionalizzare e semplificare le procedure di ingresso nel nostro Paese. Da rimarcare la correzione del sistema delle quote reso più dinamico e duttile; da annuale diventa triennale, ma ogni anno sarà possibile rivederlo. Altrettanto concreta la possibilità di semplificare le procedure con il coinvolgimento delle associazioni imprenditoriali che possono dare un valido aiuto nella gestione degli ingressi. È da considerare costruttiva la possibilità di far entrare nel nostro Paese manager, dirigenti e lavoratori specializzati come fuori quota, per favorire un flusso migratorio di qualità. Non mi permetto di entrare nel merito dei contenuti del disegno di legge che riguardano sia l’ordine pubblico sia le considerazioni politiche, perché come Sistema Confindustria non ci competono ma credo che vadano apprezzati gli interventi in fatto di soccorso e accoglienza, per creare attorno al lavoratore immigrato un giusto ambiente sociale che più di una volta è venuto meno. Sarà fondamentale per il futuro evidenziare con coloro che entreranno nel nostro Paese, sia i loro diritti ma soprattutto i loro doveri. L’esperienza passata ci insegna che il percorso di integrazione e di convivenza sociale deve partire dal rispetto dei valori fondamentali e delle regole condivise della nostra società, secondo il principio irrinunciabile dei diritti e dei doveri.
2° commento di Antonella Pasqualicchio Presidente Regionale Giovani Imprenditori Puglia
Come Giovani Imprenditori di Confindustria, già da qualche anno, sosteniamo con forza il valore dei flussi legali di immigrazione quale giacimento ancora “nascosto” e risorsa fondamentale per le nostre imprese. Per questo motivo, registriamo positivamente la riforma sul testo unico per l’immigrazione che, tra l’altro, si pone all’interno dei parametri di Schengen e delle linee guida di fondo a cui l’Unione Europea chiede di attenersi. Tutte le analisi economiche concordano sul fatto che l’immigrazione produce sviluppo e non toglie lavoro ai residenti. In particolare, l’immigrazione di alto livello professionale è uno strumento essenziale di competitività ed è apprezzabile, quindi, la creazione di una corsia preferenziale per l’ingresso dei cosiddetti talenti, di cui le nostre imprese hanno bisogno. Positivo, inoltre, lo sforzo di accelerare l’iter degli adempimenti amministrativi, soprattutto quelli per le assunzioni, attraverso liste di collocamento consultabili dai datori di lavoro presso lo Sportello Unico per l’immigrazione ed è innovativa la possibilità di affidare la responsabilità delle liste di collocamento, e la loro tenuta, alle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero. Anche la programmazione triennale, piuttosto che annuale, delle quote massime di cittadini stranieri da ammettere ogni anno sul territorio nazionale, opportunamente valutata in funzione della domanda interna di lavoro e delle dinamiche demografiche, può essere un’ulteriore strumento di migliore pianificazione e controllo della sostenibilità dei flussi. Rimangono, invece, grandi perplessità sia sul meccanismo degli sponsor, che risulta troppo vago e presenta il rischio di complicare le procedure, che sull’iter parlamentare dove sono auspicabili tempi brevi ma è meglio non farsi illusioni.
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