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QUALEIMPRESA

IL BEL PAESE...DELLE RIFORME
LEGGE ELETTORALE










Garantire il bipolarismo, il pluralismo, la governabilità e il riequilibrio della rappresentanza dei generi. È questo il fine della proposta di riforma elaborata dal Ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti.
La sua “bozza” prevede di varare una legge elettorale ordinaria, sul modello di quella attuale per il voto regionale e un pacchetto di provvedimenti di modifica costituzionale.
I partiti si presentano agli elettori con le proprie liste, indicando alleanze e candidati premier. Si istituiscono una soglia di sbarramento minima per i singoli partiti e un premio di maggioranza per assicurare la stabilità delle maggioranze.
L’impianto del testo, ancora da definire nei dettagli, si richiama in sostanza al “Tatarellum”, il modello regionale adottato nel ‘95. La bozza dà delle indicazioni precise: vanno dichiarate le alleanze e indicati i candidati premier.
In particolare, si determina uno sbarramento che deve essere inversamente proporzionale al premio di maggioranza, che va calcolato su base nazionale sia alla Camera che al Senato. La soglia verrà scelta sulla base del confronto tra i partiti.
Liste bloccate, ma aumento del numero delle circoscrizioni, sul modello spagnolo. Si ipotizzano una per provincia e più di una per le province più grandi.
I provvedimenti di modifica costituzionale puntano, invece, a diminuire il numero dei parlamentari, diversificare l’attività di Camera e Senato, rendere possibile il “licenziamento” dei singoli Ministri da parte del premier e istituire la sfiducia costruttiva (ma si potrà sfiduciare un Governo, solo se si propone un esecutivo alternativo).
Dunque, ben tre riforme costituzionali così articolate: 1) ridurre il numero dei parlamentari a 400 deputati per la Camera e a 200 Senatori, ma dalle prossime elezioni e non da quelle del 2016; 2) rafforzare i poteri del premier in tre passaggi: la fiducia si vota al candidato che ha vinto le elezioni, il Capo del Governo può nominare e revocare i membri del Governo e c’è il ricorso alla sfiducia costruttiva; 3) differenziare i ruoli di Camera e Senato.
La bozza assicura l’attuazione dell’articolo 51 della Costituzione, che stabilisce la parità di rappresentanza di genere.
La novità politica importante è il rifiuto del referendum per risolvere i problemi di governabilità ed efficienza del nostro sistema istituzionale.
In sintesi, la nuova legge dovrà tener conto della necessità di mettere insieme le coalizioni, della rappresentanza proporzionale, dell’esigenza di costruire forme di federalismo fiscale e dell’equilibrio nella rappresentanza di generi.
La nuova legge elettorale, secondo le indicazioni del Ministro Chiti, dovrà prevedere che le alleanze e i rappresentanti si conoscano prima del voto e che ci sia un rapporto più vicino tra cittadini ed eletti.

info@comunicazione2000.com



1° commento
di Aldo Ferruzzi
Presidente Regionale Giovani Imprenditori Emilia Romagna


Penso che come cittadini, come imprenditori, come giovani, che hanno a cuore il bene e il futuro del proprio Paese, abbiamo il dovere di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle riforme, riforme che dovrebbero essere attuate da una classe politica che non ha il coraggio, la lungimiranza, a volte l’interesse, a perseguirle; per cui, se ne parla da ormai trent’anni. Credo che parlare di telenovela delle riforme, costituzionale, elettorale, federalismo, sia quanto mai appropriato. Vengono fatte e rifatte (a colpi di maggioranza) senza un progetto-paese, qualche volta, peggiorate.
Curioso che si voglia riformare il bicameralismo italiano, definito (sbagliando) “perfetto”. Pensiamo forse, che il federalismo possa nascere per gentile concessione del potere politico centrale alle Regioni incapaci, di governarsi da sole? Ogni Paese ha le sue tradizioni, l’Italia non può ignorare il pluralismo dei partiti e l’importanza del Parlamento nelle istituzioni della Repubblica. Sono veramente “tradizioni” quelle invocate contro le riforme o cattive abitudini di una classe politica che parla molto di interesse nazionale ma difende le formule e i meccanismi con cui ha tutelato se stessa e garantito la propria sopravvivenza? Per questo servono più “sponde”, perché da solo, dall’interno, questo Paese non si riforma.
Pensiamo alla nostra Costituzione, la cui riforma deve cessare di essere definita un tabù. In essa, la proprietà privata - l’impresa - è vista come qualcosa che può essere espropriata se di interesse nazionale. Non come motore centrale dello sviluppo economico e del benessere sociale, unico elemento per ridistribuire la ricchezza; senza imprese in Italia non ci sarebbe un bel niente da ridistribuire. Per non parlare del mercato, che non è neanche citato.
Non possiamo appellarci agli imprenditori solo quando c’è da difendere i campioni nazionali o presunti tali, da “assalti” che provengono, guarda caso, da aziende radicate in Paesi dove la cultura del mercato esiste da tempo e una cultura pro-imprese molto più favorevole che da noi.


2° commento
di Marco Mutinati
Presidente Regionale Giovani Imprenditori Basilicata


Un esordio di campagna referendaria così attivo e frizzante non se lo aspettava nessuno. Negli ultimi 10 anni, i cittadini sono stati chiamati alle urne per ben 6 volte con il quorum mai raggiunto. È la spia di una crescente ribellione contro i partiti e il loro modo di far politica, ma anche un segnale che la classe dirigente italiana non dovrebbe trascurare. Il ricordo degli anni ‘90, quando si mossero le prime campagne referendarie elettorali della nostra storia, che sancirono la crisi della cosiddetta Prima Repubblica, dovrebbero far riflettere. Un’opinione pubblica in rivolta, scippata dai vertici dei partiti sulla possibilità di scegliere in “libertà” le preferenze, gli uomini da mandare a rappresentarci in Parlamento. Un ultima legge elettorale miope, che suscita sia negli elettori di destra che di sinistra forti risentimenti e rancori di vendetta.
Oggi, una possibile soluzione: la “bozza Chiti” figlia di mille compromessi e alchimie politiche, ancora una volta, lontana dai cittadini votanti e vicina solo alla politica! In una Paese democratico come il nostro, si permette a una ventina di persone di determinare con precisione scientifica la composizione della quasi totalità del Parlamento. I “partiti” si dimostrano insensibili ai bisogni di un Paese moderno, che ha bisogno di strumenti legislativi efficienti, flessibili e di una politica light e non il perfetto contrario.
Il referendum non è la soluzione dei problemi ma, sicuramente, è il giusto grimaldello per riaprire la porta del dialogo, che mette il Paese, il benessere dei cittadini, il diritto al lavoro, la libertà di fare impresa e di essere promotori di sviluppo e soprattutto la libertà di decidere chi votare in un Bipolarismo liberale. Dò atto al Ministro Chiti dell’impegno e della professionalità che sta mettendo nella sua bozza. Auspico per il Paese e per il Sud un rinnovato e indispensabile nuovo corso della politica che, negli ultimi anni, si è allontanata dagli interessi dell’impresa e dei cittadini.




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