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QUALEIMPRESA
 SANTA MARGHERITA LIGURE 2007
Cambiare la legge elettorale
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“I Giovani di Confindustria hanno sempre dimostrato nella loro storia di avere spirito riformista, di saper guardare avanti, ed è grazie anche al loro contributo che in questi anni abbiamo insistito sulla necessità di riforme di fondo”.
di Luca Cordero di Montezemolo Presidente Confindustria
In questi anni abbiamo insistito su alcuni temi che consideriamo urgenti e che siamo orgogliosi di aver portato all’attenzione del Paese: la scuola, la meritocrazia, la crescita, la produttività e la necessita di debellare lo statalismo municipale. Abbiamo parlato di innovazione, di internazionalizzazione e indicato la necessità prioritaria di affrontare il nodo del debito pubblico che ci trasciniamo da anni. È vitale per lo sviluppo del Paese puntare ad avere meno spese, meno tasse, più investimenti. Noi viviamo in un Paese che ha il più alto debito d’Europa, la spesa corrente più alta e che destina un misero 4% del budget agli investimenti pubblici. E se grazie al miglioramento delle entrate la situazione economica oggi è meno difficile, dobbiamo anche dire che il budget di un Paese si regge sull’equilibrio tra entrate e uscite. I Giovani di Confindustria hanno sempre dimostrato nella loro storia di avere spirito riformista, di saper guardare avanti, ed è grazie anche al loro contributo che in questi anni abbiamo insistito sulla necessità di riforme di fondo. Il Paese è bloccato dai troppi veti incrociati e da una politica che ha grandi difficoltà a decidere. L’Italia ha bisogno di una politica forte, non solo perché si proclami tale, ma perché viene riconosciuta dai cittadini autorevole, coraggiosa e capace di investire sul futuro del Paese. Ecco perché occorre riformare lo Stato nel suo complesso, anche rivedendo la Costituzione. C’è necessità di conferire più poteri al Governo e completare il processo del federalismo fiscale, assegnando maggiore autonomia di gestione alle Regioni e offrendo alle imprese la possibilità di scegliere dove è più conveniente investire. C’è bisogno di cambiare la legge elettorale, anche se da sola non basta. Abbiamo sotto gli occhi esempi importanti, a cominciare dal modello tedesco oppure quello francese o spagnolo. Quello che è certo è che dobbiamo decidere in fretta per dare la possibilità ai cittadini di scegliere chi mandare in Parlamento. Se non fosse possibile arrivare a una decisione in tempi ragionevoli, a quel punto sarebbe allora auspicabile e necessario che la miccia del referendum esplodesse come uno tsunami. Termino con una considerazione. Se penso al 2004, anno di crescita zero, dobbiamo riconoscere che c’è stata una grande reazione, dovuta in massima parte al mercato e alle imprese. L’orgoglio di oggi, però, deve andare di pari passo con l’assunzione di responsabilità. Noi imprenditori, dobbiamo essere coscienti del fatto che anche in casa nostra c’è ancora molto da fare. Il Governatore della Banca d’Italia ha stimolato le aziende su due fondamentali fronti: la crescita dimensionale e i passaggi generazionali. Spesso ripeto che siamo un Paese bloccato, c’è poco ricambio, scarsa mobilità sociale e molta cooptazione. Dobbiamo affrontare un grande passaggio generazionale che si basi sul merito, senza dimenticare che abbiamo una grande responsabilità nei confronti di chi lavora nelle nostre imprese. Ecco perché dobbiamo puntare a una migliore qualità della vita in azienda, a salari più equi e a un maggiore coinvolgimento dei nostri collaboratori sui risultati. Dobbiamo insistere sulla modernizzazione delle relazioni industriali, ma per questo abbiamo bisogno di un sindacato con cui dialogare, che guardi avanti e che sposi la competitività. Vengo da una generazione in cui un grande leader come Tony Blair ha fatto delle grandi riforme, anche sociali, portando l’Inghilterra a dei livelli di competitività mai raggiunti prima. Noi dobbiamo essere capaci di sognare, di avere una visione e contribuire a realizzare un futuro migliore per il nostro Paese, perché questo dipende anche da noi.
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