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QUALEIMPRESA
 BUON VIVERE
Luca Roda "ha preso per il collo"...
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Fausto Bertinotti, George W. Bush, Aldo Busi, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianfranco Fini, Enrico Mentana, Koizumi, Marcello Pera, Gerard Schroeder, Giulio Tremonti, Navarro Valls. E tanti altri.
di Orietta Sdoja
Sete sgargianti, scacchi di lana, trame originali e low profile, pied-de-poule di cashmere e regimental in lino. È questo il mondo racchiuso nell’atelier dell’estroso designer bresciano Luca Roda, meglio conosciuto come il “re delle cravatte”. Un universo di colori e tessuti. Un’ispirazione internazionale coniugata a una creatività e un’artigianalità squisitamente italiana. Dal regno di Roda, la “Roda Srl” (www.rodacravatte.it), escono capolavori di sartoria. Un vero e proprio must dello stile per uomini “avanti”, non dimentichi però dell’eleganza d’altri tempi. Quella fatta di dettagli. Perfetti, adeguati, calibrati al millimetro. Accessorio maschile per eccellenza, elemento distintivo dello stile personale, immune agli effimeri fenomeni di costume, la cravatta deve entrare in sintonia con la personalità di chi la indossa. Che, in genere, fa dell’apparire un gesto coerente con il proprio essere. E un “nodo” alla cravatta può esprimere tutto questo e molto di più. Stretto, largo, liscio, con o senza piegolina…esistono centinaia di modi per farlo. Ma qual è quello giusto? Lo abbiamo chiesto a Luca Roda, fondatore dell’azienda “Roda Srl” a Bedizzole, in provincia di Brescia, e saggio imprenditore che ha fatto delle cravatte realizzate a regola d’arte il passaporto per la conquista dei mercati internazionali. Luca Roda, ovvero il “re delle cravatte”. Con le sue creazioni - veri e propri pezzi unici da 95,00 euro in su - “ha preso per il collo” i potenti del mondo: Bush, Koizumi, Schroeder, Montezemolo, Navarro Valls. E ancora: Fini, Della Valle, Mentana, Bertinotti, Busi, Gruber a tanti altri. La scelta di un particolare modello, di un tessuto, di un colore o di una fantasia, cosa può trasmetterci di chi la indossa? È anche questo un nuovo modo di comunicare? Sulla scelta di un colore, di un tessuto o una fantasia, si potrebbe scrivere un’enciclopedia con risvolti anche psicologici, ma cercherò di tradurla in un bigino. Il modello, più che in base alle persone, varia in base alle città-regioni. A Milano e soprattutto nel Nord Italia, vige il modello stretto (8 cm.). Al centro, spostandoci verso la Capitale, il modello si allarga (10 cm.), per poi restringersi di nuovo al Sud (9 cm.). Il tessuto: in Italia, si predilige la cravatta tinto in filo, prevalentemente di color blu e non fantasiosa, ma classica. All’estero, soprattutto in America e in Asia, si preferisce la cravatta stampata con colori accesi e fantasiosa. Detto ciò, un occhio attento potrebbe delineare più che il carattere, la provenienza di chi la indossa. Quali sono gli elementi che accomunano i suoi clienti? Potrebbe fornirmi una “fotografia” dell’uomo “tipo” che stringe al collo le sue cravatte, rigorosamente Made in Italy e interamente confezionate a mano? L’uomo tipo che acquista le mie cravatte è un cliente attento ai particolari, non stereotipato, ma soprattutto Dandy. Tessuti preziosi, abbinamenti audaci e tanto, tanto colore. Questi gli strumenti che hanno reso le sue collezioni inimitabili. We are passionate è stampato su ogni sua “creatura”. Ma da cosa è nata questa passione per l’accessorio maschile per eccellenza? E quali i fattori che le hanno consentito di raggiungere il successo, in così breve tempo? A 24 anni, lavorando per la più antica azienda di cravatte al mondo, ho fatto sì che il mio lavoro si trasformasse in pura passione e da allora non faccio altro che coltivarla, giorno per giorno. I tre fattori che mi hanno consentito di raggiungere il successo sono: passione, tenacia e anche un po’ di talento… Anche se non dovrei essere io a dirlo! Il suo motto è: “Le cravatte bisogna indossarle, viverle. Non semplicemente annodarle”. Qual è, dunque, il testimonial ideale per le sue creazioni? Il mio testimonial ideale è colui che veste senza essere un fashion-victim. Un uomo classico, ma con la voglia di aggiornarsi. Dalle cravatte alle pashmine. Dalle sciarpe, ai fazzoletti. Fino al foulard per lo champagne: un’idea originale e cool. Nel corso di pochi anni, ha diversificato i suoi prodotti imponendo un vero e proprio life style. Cosa ha ispirato tutte le sue idee vincenti? Le idee non sono altro che ispirate a mie intuizioni e, talvolta, mi sorprendono. Il filo conduttore di tutto ciò è dato dalla passione e, soprattutto, da un’esigenza dettata dai mercati esteri che pretendono da un italiano un life style a 360 gradi. Più di qualsiasi altro accessorio, la cravatta è un’affermazione del proprio “Io”, della propria personalità. Poiché è il più visibile degli indumenti. Ma in base a quali criteri la si deve scegliere e abbinare? Per esempio, qual è la cravatta più adeguata da portare in un’occasione mondana? Per un incontro di lavoro, invece? Per un matrimonio? E per un funerale? La scelta della cravatta fa parte del proprio ego e di conseguenza è soggettiva. A proposito degli abbinamenti, ci sono alcune regole da rispettare. Occasione mondana: una cravatta dai disegni classici, ma colorata; quest’anno spopolano i toni del viola. Incontro di lavoro: una cravatta con disegni classici e sfondi blu, marroni e bordeaux. Matrimonio: una scelta tinta unita e colori chiari come l’azzurro, il rosa e l’immancabile grigio perla. Funerale: in questo caso, la cravatta deve essere sobria e possibilmente di colori scuri. Vorrei ricordare che il modello regimental si addice, esclusivamente, al giorno e dopo le ore 18 è vietata: una regola per il perfetto english man. La cravatta è un capo per soli uomini o è indicato anche per donne più emancipate? Come accessorio femminile è meglio sobria o a tinte forti? Quali sono i tessuti più indicati? E in quali occasioni indossarla? Penso che la cravatta sia un accessorio esclusivamente maschile, come le autoreggenti un accessorio esclusivamente femminile. In alcuni casi, sono un incorreggibile conservatore! Una curiosità: una donna può regalarla al proprio uomo? E quali fattori deve considerare prima di sceglierla? Oserei dire che la donna “deve” regalarla al proprio uomo: la dimostrazione è data dal fatto che il 60% delle cravatte vendute sono regali di donne a uomini. Se si conoscono bene i gusti del proprio uomo, la scelta va da sé; in caso contrario, meglio rimanere sul classico. “186 modi di farlo”. Ma come deve essere questo “benedetto” nodo, ricco di tradizione e di significato? Stretto, largo, liscio, con o senza piegolina… So che esistono tantissimi modi per fare il nodo a una cravatta, ma anche per un esperto come me, sono veramente tanti. Io prediligo un nodo piccolo, stretto e con la piega. Ho un rifiuto per il nodo da “calciatore”, grosso e largo. Qual è la cravatta “giusta” per i Giovani Imprenditori di Confindustria? La scelta della cravatta è soggettiva e obbligatoriamente legata ai diversi momenti della giornata. Sicuramente quella OK è una RODA!
o.sdoja@confindustria.it
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