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QUALEIMPRESA
 DAL TERRITORIO
Le innovazioni necessarie
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Bisogna affrontare coraggiosamente i continui cambiamenti, contribuendo a creare un’Europa più forte perché unita, capace di innovarsi e di competere. A Stresa, il 3° Forum sull’economia piemontese.
di Annibale Chiriaco Vicepresidente Yes for Europe e Relazioni Istituzionali Giovani Imprenditori Confindustria
Sulla scia del successo ottenuto dalle due precedenti edizioni, anche quest’anno a Stresa i Giovani Imprenditori del Piemonte hanno affrontato un tema di estremo interesse: “Le innovazioni necessarie”. Il convegno, si è sviluppato su due filoni di grande attualità: la nuova imprenditoria e i rapporti istituti di credito-aziende per lo sviluppo economico del territorio piemontese. Come Vicepresidente dello “YES for Europe”, ritengo sia stato altamente significativo e prezioso il contributo offertoci dai miei colleghi europei, che ho avuto il piacere di ospitare per la terza volta in Italia. Così, dopo i due eventi di Milano nel 2005 e di Trieste nel 2006, anche in questa occasione abbiamo ribadito la volontà comune di rafforzare i rapporti tra il nostro Movimento e i G.I. europei. Questo meeting è stato, dunque, un momento di confronto, dove ciascun discussant ha saputo offrire una sua visione sul futuro dell’imprenditoria e, più in generale, sul futuro dell’economia. Già a partire dagli appuntamenti di Stresa del 2003 e 2005, si erano gettate le basi per delle serie riflessioni che, nel lungo periodo, sono andate ad affrontare il tema dell’innovazione sotto diversi punti di vista. Innovare significa prendere in considerazione il volto nuovo delle nostre società e dell’economia internazionale, significa prendere consapevolezza che il mondo sta cambiando. Siamo nella seconda fase della globalizzazione dove la parola chiave per competere è dinamismo. Dobbiamo porci come obiettivo fondamentale quello di capire e comprendere i benefici derivanti dalla globalizzazione, affrontando coraggiosamente i continui cambiamenti, contribuendo in questo modo a creare un’Europa più forte perché unita, capace di innovarsi e di competere con le potenze emergenti. La sfida, che l’Europa e l’Italia si trovano ad affrontare oggi, consiste nel rimodellare il modo di concepire l’attività economica come motore di crescita, dove l’innovazione, il dinamismo e la capacità di rischiare sono strettamente correlate. Come imprenditori possiamo e dobbiamo avere una voce forte a supporto di questo cambiamento, consegnando alle istituzioni e, più in generale all’esterno, un messaggio di dinamismo. Per raggiungere il nostro scopo è tuttavia necessario seguire alcune linee-guida. Innanzitutto, dobbiamo studiare una strategia che permetta alle nostre imprese di recuperare quote di mercato nel commercio internazionale. Il nostro Paese, come più in generale l’Europa, dovrebbe indirizzare la propria attenzione verso prodotti di alta qualità, legando i suoi beni a segmenti di mercato ad alto valore aggiunto, con l’obiettivo di attrarre investimenti stranieri. In questo campo, si distinguono le imprese piemontesi anche per l’alto livello tecnologico e per l’utilizzo di risorse umane qualificate. Di conseguenza, non possiamo permettere una passiva resistenza all’innovazione ma, al contrario, dobbiamo spenderci per diffondere la necessità di un cambiamento culturale, che getti le basi per una rinnovata cultura d’impresa e che sia in grado di concretizzare delle aspettative circa il futuro dell’attività imprenditoriale. Tuttavia, per innovare, è necessario procedere a un tempestivo miglioramento nel coordinamento dei rapporti tra Impresa e Università, essendo fonte inesauribile di conoscenza l’una per l’altra e, nella diffusione di una cultura d’impresa nelle scuole. In molti Paesi, questo processo è arenato a causa della mancanza di accordi fra Università e Impresa per la condivisione di know-how e di reddito derivanti dalla ricerca. Per questo motivo, da una parte, i Governi nazionali dovrebbero investire di più nella formazione, in particolar modo nelle Università a indirizzo scientifico ma anche nelle scuole e negli istituti tecnici; dall’altra, si dovrebbe stabilire un approccio multilivello, sulla base del modello americano, che incentivi Imprese e Università a comunicare tra loro. Potrebbe essere questa una soluzione per promuovere investimenti nel campo dell’R&D, e per porre un freno alla fuga di cervelli. Ancora una volta, la Regione Piemonte ha ottenuto brillanti risultati al riguardo, essendo stata in grado di agganciare le Università locali alle piccole e medie imprese territoriali.
chiriac@katamail.com
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