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Tradizione, Qualità, Innovazione dell’Impresa del Mezzogiorno. A Pescara, il Comitato Interregionale Giovani Imprenditori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia.



di Luigi Costanza
Presidente Comitato Interregionale Mezzogiorno Giovani Imprenditori Confindustria

L’arretratezza infrastrutturale e il gap tecnologico del Mezzogiorno, se associati agli splendidi scenari naturali e ai tesori artistici e archeologici, possono rappresentare gli elementi di una nuova e concreta prospettiva di sviluppo per tutto il Paese: investire in opere pubbliche per rilanciare il turismo culturale è una delle vie fondamentali per sostenere l’economia e coprire il deficit nazionale.
Dobbiamo riuscire a riproporre ai mercati il Mediterraneo come culla della cultura, in alternativa al vecchio modello basato sulla industrializzazione massiccia che, da sola, non riesce più ad assicurare una adeguata crescita ai nostri territori.
Occorre partire da ciò che esiste per adottare un nuovo modello.
Ciò che esiste. Nel Mezzogiorno sono cresciute imprese che sono riuscite a eccellere nell’innovazione e a farsi conoscere nei mercati internazionali.
A frenare, invece, lo sviluppo generale, più che la criminalità, la carenza di infrastrutture, le politiche antimeridionaliste, sono stati la burocrazia e la scarsa diffusione della cultura d’impresa. La politica deve anzitutto puntare sulle imprese che, nonostante tutto, sono riuscite a innovare e imporsi, e deve eliminare le pastoie e le gravissime inerzie burocratiche. Analogamente, deve puntare sulla formazione dei giovani, la risorsa più preziosa del Mezzogiorno. Giovani che, però, continuano a trasferirsi al Nord: sono stati circa 290 mila i trasferimenti, divisi in stabili (120 mila) e temporanei (170 mila). Bisogna creare condizioni perché i giovani possano trovare lavoro nelle loro terre. È con loro che potremo avviare il motore della ripresa al Sud e, quindi, della ripresa dell’Italia. “Al Sud - denunciava il governatore di Bankitalia, Draghi - i divari nei livelli di apprendimento sono significativi già a partire dalla scuola primaria, e tendono ad ampliarsi nei gradi successivi: un quindicenne su cinque nel Mezzogiorno versa in una condizione di povertà di conoscenze, anticamera della povertà economica”. Investire sui giovani significa investire sul capitale umano e questa rappresenta la prima e più incisiva scommessa. Se si esaminano i motivi del successo irlandese, il fattore del miracolo economico sono state le politiche in materia di istruzione e solo al secondo e terzo posto troviamo i massicci contributi Ue e la fiscalità di vantaggio. Formati e aiutati i giovani, va poi motivata l’iniziativa d’investimento delle aziende. Solo se si metteranno in azione nuove attività, si darà vita a un circolo virtuoso che genererà nuove risorse, nuove professionalità, maggiore legalità e nuove ragioni per investire. Ogni conoscitore attento del Sud non può non accorgersi che si sta diffondendo sempre più la voglia di nuovo, di costruire, di intraprendere, di sperimentare. Si percepisce una rinnovata sensazione di sicurezza nelle proprie capacità e un ritrovato senso della dignità che spinge a rifiutare le politiche inique e inutili degli investimenti straordinari e assistenziali.
Costruiamo, quindi, il nuovo modello di sviluppo. Il destino del Mezzogiorno sarà segnato dalla nostra capacità di valorizzare appieno i due grandi motori di crescita: i giovani e il mercato. Formazione, flessibilità, privatizzazione, liberazioni: è questa la via da seguire per arrivare ad adottare il modello di sviluppo che vogliamo proporre, basato su giovani, mercato e turismo culturale.
Giovani e mercato. Facciamo diventare il Sud un grande laboratorio di sperimentazione di nuove forme di organizzazione del lavoro da estendere a tutto il Paese. Operiamo scelte coraggiose, nella sanità, nei servizi pubblici, nella gestione di infrastrutture; dotiamo il Sud e tutto il Paese della più ampia autonomia, nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione; realizziamo una vera riforma federalista del Paese e facciamo diventare le amministrazioni locali un esempio di efficienza e di innovazione in tutta Europa. In questo senso, sosteniamo che la scommessa per il Mezzogiorno è la scommessa del Paese. E lo è nel senso di puntare su giovani, mercato e turismo culturale grazie alle infrastrutture.
Turismo culturale. Un posizionamento strategico al centro del Mediterraneo, per tornare a essere crocevia di scambi culturali. Risorse naturali, ambientali e storico-culturali possono attrarre tanto investimenti di valorizzazione quanto flussi turistici. Produzioni tipiche e specializzate, specie agroalimentari, possono competere su qualità e differenziazione biologica.
Il Mezzogiorno concorre, nella partita per attrarre investimenti, con Irlanda e Spagna, che sono in grado di riconoscere benefici alle imprese. Non va abbandonata, quindi, la possibilità di applicare nel Mezzogiorno la fiscalità compensativa, che può sostituire tante altre agevolazioni. Il nuovo Quadro Strategico Nazionale presentato a Bruxelles dal Governo deve segnare la necessaria discontinuità rispetto al passato. La gestione di Agenda 2000 ha mostrato forti e preoccupanti limiti nella quantità e qualità delle risorse spese. Serve una maggiore professionalità e capacità delle Regioni e delle Amministrazioni locali per riuscire a drenare i flussi comunitari e creare i presupposti per potervi attingere.
Dunque, vorremmo che il nuovo Quadro Strategico Nazionale sia diretto a realizzare grandi infrastrutture, che affermino la centralità del Mezzogiorno nel Mediterraneo.
Gli annunciati 100 miliardi di euro di risorse pubbliche per il Sud con una notevole concentrazione nelle quattro Regioni dell’Obiettivo “Convergenza” (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), possono indurre questo risultato. Il Governo e le Regioni devono trovare un modo di cooperare con efficienza. Lo schema è quello dell’intervento pubblico strutturale che pone le condizioni per proficui investimenti privati.

luigi_costanza@virgilio.it




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