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ARTE
Fondazione Nicola Trussardi










"Abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato a infiltrare l’arte negli spazi storici e monumentali di Milano. Agli artisti internazionali proponiamo un modello molto diverso da quello che incontrano nei musei e nelle gallerie”. Beatrice Trussardi.



di Roberta Olcese

Arte e moda. All’inizio il binomio stupiva, oggi sono molti gli stilisti impegnati nel settore. “La moda è un grande motore capace di fornire nuove energie agli artisti e ai creativi” spiega Beatrice Trussardi, che oltre a essere Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Trussardi, dal 2003 presiede anche la Fondazione Nicola Trussardi, no profit fondata dal padre nel 1996. Beatrice ha spostato il campo d’azione della Fondazione: se prima la sede di Palazzo Marino alla Scala a Milano era la location per grandi mostre come quella dedicata a Picasso, oggi il palcoscenico è rappresentato dalla città stessa dove vengono invitate a esporre le voci più interessanti del panorama internazionale dell’arte contemporanea, da Darren Almond a Urs Fischer passando per Maurizio Cattelan e Paola Pivi.
Come si pone la Fondazione rispetto all’arte contemporanea?
Fin dall’inizio, volevo che andasse incontro alle esigenze del grande pubblico, un nuovo modo per far incontrare l’arte contemporanea a chi non usualmente frequenta gli spazi dedicati all’arte. Per questo, insieme al curatore Massimiliano Gioni, abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato a infiltrare l’arte negli spazi storici e monumentali di Milano. Agli artisti internazionali proponiamo un modello molto diverso da quello che incontrano nei musei e nelle gallerie. I progetti sono concepiti per spazi che non assomigliano mai al “cubo bianco” che si può trovare in ogni città e in ogni nazione. La Fondazione è diventata anche una occasione per gli artisti per immaginare e presentare progetti particolarmente ambiziosi e che spesso sono una sintesi di una fase importante del loro lavoro.
Come è successo per l’ultima produzione, la mostra One of Many dell’artista polacco Pawel Althamer realizzata in parte all’Arena Civica di Milano, e in parte nel cielo sopra Parco Sempione. Qui Althamer - “una delle voci più importanti dell’arte contemporanea dell’est europeo” a ottobre impegnato alla Tate Modern a Londra - ha sfidato la scultura classica facendo parlare di sé per un pallone di oltre 20 metri che lo rappresentava nudo che é rimasto esposto per un mese.
“Althamer ha progettato un intervento fondato sulla sua persona e identità per raccontare attraverso i suoi occhi e la sua immagine uno spaccato della nostra realtà. La mostra ha avuto un grande successo di pubblico e ha aperto un nuovo dibattito in città sull’idea di monumento”.
Beatrice ricorda come alcuni progetti hanno viaggiato ben oltre i confini milanesi: “l’opera di Maurizio Cattelan, con i tre fantocci impiccati, dopo aver trasformato Piazza XXIV Maggio in un nuovo speaker’s corner, è stata esposta durante la prestigiosa Biennale di Siviglia.” Mentre la macchina con la roulotte di Elmgreen & Dragset è passata dall’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele a Milano all’ingresso del Museo d’Arte Contemporanea di Chicago.
Quali sono stati gli obiettivi raggiunti in anni di attività?
Mi piace pensare di poter spostare gli obiettivi sempre più lontano: a ogni nuovo progetto della Fondazione corrisponde una nuova sfida. È certamente una grande soddisfazione vedere l’interesse da parte del pubblico della stampa e della critica italiana e internazionale crescere a ogni mostra. Credo anche che la Fondazione abbia dimostrato, in questi pochi anni, che è possibile immaginare una nuova modalità di operare per un’istituzione dedicata alla contemporaneità: spesso si parla di nuovi edifici disegnati da grandi architetti come l’unica possibilità per proporre l’arte mentre, alle volte, sarebbe sufficiente guardarsi intorno per scoprire moltissime occasioni e spazi interessanti da poter utilizzare in un modo completamente nuovo.

r.olcese@guidaopi.it




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