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QUALEIMPRESA
 UN ANNO DA RICORDARE
Udienza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
al Presidente e al Consiglio Centrale dei Giovani Imprenditori di Confindustria
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Roma, Quirinale - 3 ottobre 2007
Indirizzo di saluto di Matteo Colaninno Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria
Signor Presidente, vorrei esprimerLe la mia più profonda gratitudine e riconoscenza per aver concesso, al Consiglio Centrale dei Giovani Imprenditori questa udienza, che costituisce per noi un momento straordinario e irripetibile di confronto istituzionale e di riflessione civile. L’Italia affronta oggi una fase del sistema politico intrisa di nuove complessità, in cui prevalgono la discordia e gli integralismi di parte, in cui si tende a delegittimare l’altro per affermare il proprio interesse esclusivo. Sembra talvolta poter essere accantonato il senso dello Stato e della Nazione, l’idea di una comunità fondata su un nucleo non scalfibile di valori, regole, prospettive comuni. Tra pochi giorni dedicheremo il nostro Convegno annuale di Capri alla Libertà Economica. L’Index of Economic Freedom, infatti, rivela che l’Italia è all’ultimo posto tra i Paesi avanzati nella classifica internazionale che misura questa fondamentale forma di libertà. Tutto ciò svela un grande paradosso. L’Italia è il Paese con la più alta vocazione imprenditoriale del mondo avanzato. È il Paese più ricco di imprenditori e di idee. Ma al suo interno fare impresa non è considerato il motore primo di sviluppo, di innovazione, di benessere dell’era globale. È talvolta percepito, invece, come un “male necessario”. Il nostro Paese deve ritrovare il cammino della crescita, la forza di decidere, il coraggio di agire nell’interesse di tutti e non di una parte. Noi Giovani Imprenditori siamo convinti che l’Italia abbia bisogno di rinnovare la sua classe dirigente, di liberare energie nuove per costruire il “sogno italiano”: una visione di sviluppo in cui tutti possano riconoscersi. A Santa Margherita Ligure, nel 2006, abbiamo individuato per primi le straordinarie opportunità delle imprese italiane nell’era dell’Economia dell’Uomo. Dopo quattro secoli, Economia e Uomo - divisi dalla teoria marxista e dal fordismo - tendono a ricongiungersi, grazie al primato del capitale umano nei processi economici. Il XXI secolo, dunque, sarà il “tempo della conciliazione” tra Economia e Uomo: è una rivoluzione che sta nascendo dal rapido passaggio da una dimensione puramente quantitativa dell’economia e della produzione, a una dimensione qualitativa. In questo scenario il nostro Paese ha un forte vantaggio competitivo, in virtù del set di valori che i consumatori di tutto il mondo associano al “brand Italia”. I nostri prodotti, infatti, hanno “qualcosa in più”, perché sono frutto della straordinaria osmosi tra le imprese, il territorio e la comunità che ci vive, perché sono i moderni eredi di un patrimonio di cultura, arte e creatività unico al mondo. Negli ultimi anni, il tessuto produttivo italiano si è trasformato profondamente: modificando assetti, strumenti e mercati di produzione e di distribuzione, ritrovando una vocazione distintiva rispetto ai sistemi imprenditoriali dei grandi Paesi emergenti, superando così la frontiera del Novecento. Tutto questo è avvenuto in virtù di una profonda capacità d’innovazione dei nostri imprenditori, che hanno saputo compiere le mutazioni necessarie a competere nel mercato globale. Secondo una recentissima indagine di Banca d’Italia, gran parte di questo sforzo è stato realizzato da una nuova generazione di imprenditori: negli ultimi 5 anni, l’età media dei vertici delle nostre aziende si è abbassata di quasi 10 anni. La nostra generazione di imprenditori intende farsi carico di una grande responsabilità: sviluppare, innovare, far mutare le nostre imprese familiari per portarle sui mercati del nuovo boom economico. A costo di sacrifici, di scelte dolorose e forse impopolari, di “rotture” significative rispetto al passato. Come Giovani Imprenditori, come imprenditori giovani metteremo a disposizione il nostro impegno perché questa stessa carica d’innovazione permei anche la politica italiana. L’altissimo invito che Lei, Signor Presidente, ha voluto rivolgere ai giovani italiani nel discorso di fine anno affinché potessero riscoprire una genuina passione per la polis, alimentando e rinnovando un senso civico capace di fondere gli interessi personali in interesse collettivo, ha trovato nei Giovani Imprenditori un terreno fecondo. Nell’ultimo convegno di Santa Margherita Ligure - “Il Sogno delle Riforme” - abbiamo ribadito l’importanza di riformare il sistema istituzionale italiano per garantire governabilità e stabilità al Paese, alla strenua ricerca di quel “bipolarismo mite” che Ella, fin dal principio del Suo mandato presidenziale, ha suggerito alle forze politiche come unica via percorribile. Siamo profondamente convinti che ancor più degli uomini contino le istituzioni. Il loro continuo rafforzamento è la precondizione necessaria per migliorare la qualità della vita democratica. La responsabilità rischia di essere oggi il “grande assente” nel ceto dirigente italiano: nei comportamenti di una parte significativa dei suoi esponenti, ma anche nelle regole e nei meccanismi di funzionamento. Per parte nostra, qui di fronte a Lei, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità di imprenditori e soprattutto di cittadini, impegnati nel Paese e per il Paese. È da questa consapevolezza, da questo legame indissolubile tra la sfera pubblica e quella privata che può partire la rigenerazione dell’Italia. Come Giovani Imprenditori, nei prossimi anni, non vorremo chiuderci nel nostro orizzonte personale e privato, ma cercheremo anche di coltivare la nostra passione civile, il nostro ostinato attaccamento alla Res Publica.
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