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QUALEIMPRESA
 CAPRI 2007
Più mercato e più impresa per il Sud
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“Confindustria sta facendo bene la sua parte, per rendere giustizia all’imprenditoria meridionale che chiede soltanto di poter fare il suo mestiere. Ora, spetta al Governo determinare le condizioni necessarie per voltare pagina, per avviare una nuova era nella storia dell’economia meridionale, prendendo atto di un Sud stanco di elemosinare assistenza e che vuole gestire autonomamente il proprio sviluppo”.
di Luigi Costanza Presidente Comitato Interregionale del Mezzogiorno Giovani Imprenditori di Confindustria
Dalle indicazioni di tutte le organizzazioni territoriali dei G.I. si è focalizzato l’argomento che è il tema del convegno caprese 2007: “La libertà economica. Libera Impresa in libero Stato”. Nella classifica mondiale della libertà economica, l’Italia è 60° tra i Paesi avanzati. Restiamo fermi, incapaci di riformare le nostre istituzioni e il nostro sistema economico e sociale, mentre altri Paesi - finora ritenuti sottosviluppati - ci sorpassano. Il dato è molto preoccupante! Fare impresa nel nostro Paese è considerato quasi un male necessario, piuttosto che il più straordinario elemento di sviluppo. L’indice della libertà economica, misura la presenza di ogni tipo di coercizione o vincolo alla produzione, alla distribuzione o al consumo di beni e servizi. È il grado di autonomia dei singoli attori all’interno di un libero mercato. La libertà dall’intervento dello Stato, i diritti di proprietà e la libertà dalla corruzione sono deboli. La spesa pubblica e le aliquote fiscali sono elevate al fine di finanziare un esteso stato assistenziale. La corruzione è alta per un’economia avanzata. Il compito di garantire il rispetto delle normative pubbliche e delle sentenze giudiziarie è ostacolato da una P.A. inefficiente. Il deficit di libertà economica limita la capacità imprenditoriale, danneggia le nostre aziende, scoraggia gli investimenti esteri e preclude la crescita del Paese. È necessario ripensare il rapporto tra Stato e Impresa: liberando l’Italia e le sue energie, definendo regole che incentivino la trasparenza dei comportamenti, rivedendo il rapporto tra fisco, spesa pubblica e investimenti. Garantire, diffondere, difendere la libertà economica è, oggi, la prima necessità dell’impresa in Italia. Perché avere una “libera impresa in libero Stato” non rimanga, soltanto, un candido auspicio. La nostra situazione economica è ancora più aggravata dall’insostenibile divario esistente tra Nord e Sud. Il Paese non può più consentirsi di procedere a due velocità: una per il Nord e una per il Sud. Occorre trovare elementi e sbocchi anche diversificativi che traguardino una diminuzione della forbice esistente. Il Sud per svilupparsi ha ancora bisogno di più mercato e di più impresa. Di un mercato dove la concorrenza sia in grado di selezionare e promuovere le imprese migliori e innovative. La lotta alla criminalità organizzata è la precondizione fondamentale per incrementare la capacità di attrarre nuovi investimenti e agevolare lo sviluppo economico della nostra realtà. La mancata soluzione al problema della sicurezza rende difficile lo sviluppo per il Meridione. Infatti, la criminalità organizzata, che s’infiltra nel lavoro e nell’economia, condiziona l’attività d’impresa, nonostante l’impegno dei Governi degli ultimi anni e lo straordinario lavoro delle forze dell’ordine. È urgente assicurare una condizione di legalità e di sicurezza alle imprese e a tutta la società. Confindustria sta facendo bene la sua parte, per rendere giustizia all’imprenditoria meridionale che chiede soltanto di poter fare il suo mestiere. Ora, spetta al Governo determinare le condizioni necessarie per voltare pagina, per avviare una nuova era nella storia dell’economia meridionale, prendendo atto di un Sud stanco di elemosinare assistenza e che vuole gestire autonomamente il proprio sviluppo. Il Mezzogiorno richiede sforzi condivisi e impegni di lungo periodo, nella scuola, nella società, nell’economia. È necessario individuare progetti di promozione della cultura della legalità da realizzare con le organizzazioni economiche e sociali: come l’emersione del lavoro irregolare e sommerso e il contrasto della dispersione scolastica. Le difficoltà in cui operiamo sono numerose e consistenti, certamente ci aspettano tempi cruciali e decisivi per il nostro futuro. Il Paese sta vivendo un momento difficile della sua esistenza ma siamo convinti che, con il contributo di tutti gli uomini di buona volontà, riusciremo a superarlo perché, nonostante tutto, il nostro Paese è sempre stato e sempre continuerà a essere un grande Paese. Crediamo che l’Italia vanti delle risorse umane di straordinaria capacità, sia in campo imprenditoriale che politico. Credo che tutti insieme, abbandonate logiche meramente di parte e con grande senso di responsabilità, possiamo lavorare sinergicamente per un futuro migliore, di crescita e di speranza. Avviandomi alla conclusione, rivolgo un ringraziamento al Presidente Matteo Colaninno che, in questi anni, ha guidato il Movimento con capacità e con un forte senso di responsabilità dando una decisa spinta alla nostra visibilità, culminata con gli incontri con il Santo Padre Benedetto XVI e con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che hanno posto il Movimento nelle condizioni di far “sapere” la propria opinione e di “volare alto” rendendoci orgogliosi di farne parte. luigi_costanza@virgilio.it
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