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QUALEIMPRESA

CAPRI 2007
Il commento degli 8 Rappresentanti G.I. nella Giunta Confindustria










di Matteo Sgarbi
(Liguria)

L’articolo 41 della Costituzione italiana afferma: “L’impresa economica privata è libera”.
Nell’ascoltare le tesi dei Giovani Imprenditori presentate a Capri dal Presidente Matteo Colaninno, e vivendo tutti i giorni l’esperienza di imprenditore, ritengo sia più corretto l’utilizzo del condizionale: l’impresa economica privata dovrebbe essere libera. Ma come può esserlo, condizionata com’è dalla pressione fiscale, dal costo dell’energia più alto in Europa, dalla mancanza di una politica industriale forte e chiara?
Per non parlare delle “invasioni di campo” da parte di società pubbliche che si pongono in competizione con le società private (quelle vere, non solo nella forma giuridica), offrendo prodotti e servizi a prezzi non sostenibili per chi non ha “le spalle coperte” e che, a fine anno, deve far quadrare i conti. Anche questa è una limitazione alla libertà di intraprendere, sebbene la Legge Bersani sulle liberalizzazioni, pur con imperfezioni tecniche che stanno determinando dilemmi interpretativi anche di una certa rilevanza, rappresenti una prima risposta alla necessità di ristabilire e far rispettare le regole della concorrenza leale sul mercato.
Non sono libere, poi, quelle imprese del Mezzogiorno (ma non solo) la cui attività viene compromessa quotidianamente dalla presenza ingombrante di uno “stato” parallelo, che cerca di governare l’economia con la minaccia, il ricatto, la violenza. Qui, per essere libere, le imprese dovrebbero innanzitutto poter operare in un libero Stato.
Siamo stanchi di demagogia e di stereotipi, e delusi per le tante promesse non mantenute, ma non dobbiamo arrenderci alla burocrazia, all’arroganza, all’incertezza se non vogliamo smettere di fare gli imprenditori.





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