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“Il giornalismo è in crisi. Perché la maggioranza dei quotidiani e dei settimanali è di proprietà di banche, finanzieri, imprenditori che con l’editoria non c’entrano nulla, ma la usano per fini diversi dall’informazione”. Vittorio Feltri, Direttore di “Libero”.
di Cecilia Zarbo
Un giornalismo battagliero e d’assalto. Non subordinato a nessuno. Veramente, indipendente e pronto a smascherare gli abusi dei potenti. Una voce libera che non si faccia soffocare. È forse soltanto una “chimera”, in un Paese come il nostro, in cui - secondo l’opinione di Vittorio Feltri, Fondatore e Direttore del quotidiano “Libero” - l’editoria è ormai divenuta “strumento di pressione per ottenere favori dalla politica e dal potere e per fabbricare consenso”. Ecco perché i giornali, sotto la costante minaccia degli altri media (radio, tv, internet) molto più tempestivi, sono costretti a muoversi in direzione di un marcato “opinionismo”. Indispensabile per la loro sopravvivenza. Un tempo, esistevano i cronisti che raccontavano ciò che vedevano. Erano gli occhi e le orecchie dei loro lettori. Poi, sono emersi e si sono imposti gli opinionisti, desiderosi di capire il Paese e fornirne una soggettiva interpretazione. In effetti, a differenza del giornalismo anglosassone, pregnante di fatti e di notizie, quello italiano è un giornalismo di idee, giuste o sbagliate che siano. “Tanto è vero che da noi - come sostiene Feltri - sono gli opinionisti e non i giornalisti a portare e veicolare le notizie”. Tangentopoli. Calciopoli. Vallettopoli. Come giudica gli scandali dell’ultimo decennio? Sintomi di una società “malata”? E del testo di legge sulla privacy elaborato dal Ministro Clemente Mastella, che comporta gravi limitazioni al diritto di cronaca dei giornalisti, che ne pensa? Vediamo di distinguere. Tangentopoli fu vero scandalo, perché segnò la fine di un “regime politico” malato da tempo. E soprattutto perché cancellò cinque partiti, che avevano governato a lungo, e misteriosamente salvò l’ex Partito Comunista che sembrava, invece, il candidato numero uno alla scomparsa. La seconda Repubblica è nata con questo “peccato originale” che le ha impedito e le impedisce di funzionare decentemente. Calciopoli e Vallettopoli non sono scandali veri e propri, bensì fenomeni di malcostume diffuso. Tanto è vero che, finora, non hanno fatto registrare conseguenze penali rilevanti. Non sono state trovate prove di colpevolezza a carico di qualcuno. Solo chiacchiere, intercettazioni telefoniche ininfluenti. Quanto al testo di Legge elaborato da Mastella, non sono in grado di giudicare, perché non ho ancora avuto la possibilità di leggerlo. Temo che proteggerà i potenti e i Magistrati a danno dei mass media e, quindi, dell’opinione pubblica a cui le notizie non giungeranno più o giungeranno filtrate. Ma è, appunto, solo un timore. “Il giornalismo italiano è malato, in modo irreversibile, del cancro del pregiudizio. I giornalisti vogliono fare carriera dentro i giornali e, per farla, guardano il mondo nell’ottica delle alleanze e del conformismo”, ha affermato in un’intervista. Perché, negli ultimi anni, il giornalismo è così cambiato? E perché i giornali sono andati in direzione di un “opinionismo” sempre più marcato? Sì, il giornalismo - specialmente quello scritto - è in crisi. Le cause consistono nel fatto che la maggioranza dei quotidiani e dei settimanali è di proprietà di banche, finanzieri, imprenditori che con l’editoria non c’entrano nulla, ma la usano per fini diversi dall’informazione. In pratica, è strumento di pressione per ottenere favori dalla politica (e dal potere) e per fabbricare consenso. L’opinionismo è indispensabile alla sopravvivenza dei giornali, che sono minacciati da altri media (radio, tivù, internet) in grado di diffondere notizie in tempo reale, superando in tempestività la carta stampata. Il Partito Democratico, prima ancora della sua nascita ufficiale, ha già causato alcune defezioni. È il caso dei socialisti di Boselli e delle correnti che fanno capo a Mussi e Angius. Secondo la sua opinione, alla lunga, questo progetto potrà risultare vincente o si rivelerà un boomerang per i Ds e la Margherita? Ogni fusione di partiti comporta dei sacrifici, come la perdita delle frange estreme. Il Partito Democratico è un esperimento interessante che produrrà effetti a medio e lungo termine. Oggi, è presto per valutare senza pregiudizi. Lei ha dichiarato di essere sempre stato un “riformista” e, proprio per questo motivo, di essere terrorizzato dalle riforme, che in Italia spesso hanno finito per peggiorare la situazione esistente. A suo parere, l’attuale sistema costituzionale, oggi, soffre di più a causa del mutamento dei tempi o perché è stato concepito con alcuni limiti strutturali che avrebbero dovuto condurre a delle robuste riforme già a partire dagli anni ’60? Le riforme affrettate e/o improvvisate sono quasi sempre più dannose di ciò che intendono riformare. Basta vedere quanto è successo nella Scuola e nelle Università. La Costituzione è un reperto archeologico protetto dalle Belle Arti e dal WWF; pare che nessuno sia in grado di modificarla, neppure superficialmente, allo scopo di adeguarla ai tempi. Qualcuno eccepisce: la Costituzione americana è ancora più vecchia, ma è sempre attuale. Vero. Ma è una enunciazione di principi generici. La nostra, invece, entra nei particolari e ingessa la vita delle Istituzioni. Sul caso Telecom, il Presidente del Consiglio ha duramente criticato gli imprenditori italiani, accusandoli di essere in cerca soltanto di protezione e di favori, ma di essere totalmente incapaci di assumersi il rischio imprenditoriale. “Una volta c’era la foresta pietrificata delle banche, oggi c’è il bosco poco folto degli attori industriali”, ha commentato Romano Prodi. Condivide questa posizione o la considera semplicemente strumentale? Condivido l’analisi di Romano Prodi, però, dissento dal modo di agire del premier, il quale compie delle intrusioni nel mercato che non gli competono. Il potere esecutivo deve dettare le regole e non approfittare della loro assenza per fare il proprio comodo, magari a sostegno degli amici.
ceciliazarbo@comunicazione2000.com
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