Notizie > Indice notizie


L’economia che verrà. Previsioni e scenari per il 2015


  • Data: 26 febbraio 2015
  • Luogo: Roma - Spazio Novecento
  • Organizzazione a cura di: Montepaschi
In occasione dell’incontro “L’economia che verrà. Previsioni e scenari per il 2015” organizzato da Montepaschi il Presidente Gay ha parlato di crescita, innovazione e futuro industriale.
Queste le sue tesi.

La ripresa non è una sorta di “terra promessa”, per agganciarla è necessario concentrarsi su cosa si muove dentro e fuori l’Italia per capire che 2015 sarà.

Guardando in casa nostra il Jobs Act, che ora è diventato realtà, resta una spinta ad assumere per le imprese che hanno già un portafoglio ordini in risalita.

Ma è soprattutto dall’estero che in questa fase stanno arrivando una serie di dati positivi:

1) il “bazooka” lanciato da Mario Draghi, passo necessario di fronte allo spettro della deflazione. Secondo il Csc l’effetto sarà un ribasso dei tassi reali di 109 punti base nel lungo termine, e i primi risultati si cominciano già a vedere;

2) il ribasso del tasso di cambio con il dollaro. Solo l’effetto combinato di questi due fattori porterà, per il Csc, a una spinta sul Pil dello 0,8% nel 2015;

3) il calo del petrolio, che nei giorni scorsi ha toccato i minimi dal 2009, molto positivo per un paese “energivoro” e importatore come il nostro.


Questi fattori lasciano ben sperare per il nostro export. Negli ultimi 4 anni le esportazioni sono cresciute del 3,0% contro il 3,5% di quelle tedesche.
Ma bisogna chiarire che non si potrà parlare di vera ripresa fino a quanto non riparte il mercato interno.

Una nazione di 60 milioni di abitanti, infatti, non può reggersi solo sull’export, perché la tenuta della domanda interna non è solo un fattore di competitività per imprese, ma anche il segno di un Paese sano.


Come possiamo riuscire a agganciare l’intero Paese al motore della ripresa?
Grazie all’innovazione.
E per favorire questa innovazione diffusa è necessario un ecosistema fiscale, legislativo, burocratico e di collegamento con i centri di ricerca, non ci stanchiamo di ripeterlo.

Alcuni interventi specifici che proponiamo:

1) fiscale: abbattere la tassazione sugli utili di impresa - oggi al 65% contro il 45% della Germania - per liberare liquidità da reinvestire in ammodernamenti, personale qualificato e istruito, nuovi studi di prodotto e processo.

2) investimenti: da una parte è compito dello Stato alzare quelli in ricerca e sviluppo, che oggi corrispondono al solo 1% del Pil contro l’obiettivo europeo del 3% entro il 2020 e il 2,8% che ha già raggiunto sempre la Germania.

3) rapporto fra sistema formativo e industria: ammodernare il nostro modello di istruzione, valorizzare gli istituti e le lauree tecniche, istituire l’alternanza scuola-lavoro, attrarre cervelli dall’estero e promuovere distretti tecnologici altamente specializzati come gli Spitzencluster tedeschi.